Crescita continua

È necessario creare un percorso trasparente per l’immissione in ruolo del personale che includa una razionale programmazione del reclutamento, una progressione di carriera basata su criteri di valutazione certi e previamente definiti, senza l’abuso di strumenti come quello dei contratti precari.
È altresì necessario identificare un percorso di crescita professionale del personale promuovendo pratiche di mobilità intelligente, incentivi alla collaborazione interdisciplinare, incremento dell’efficienza nello svolgimento delle attività di gestione quotidiana.

Un pensiero su “Crescita continua

  1. diegononsosemispiego

    L’importante contributo di Piergiuseppe e degli amici Napoletani, merita qualche commento, ispirato da un fraterno spirito dialettico. Innanzitutto Piergiuseppe & Co prendono in esame un problema vero e grave, la cui soluzione non dovrebbe più essere differita. Il tema è quello di come far progredire le carriere del personale, come intervenire sulla inaccettabile collocazione a livello iniziale di poco meno dell’ 80% dei ricercatori. Un dato patologico, fuori da qualunque contingentamento ragionevole, certamente irriguardoso della produzione scientifica nel frattempo accumulata.
    Si pone un serio problema di tempi, modi e criteri. Stante l’abnormità appena citata, è’ indubbio che i tempi devono essere celeri. Bisogna abbattere in breve tempo il muro dell’80% per raggiungere un livello più decoroso e fisiologico del 40%-50% al max, il che si rifletterebbe pure positivamente sull’ampliamento della quota della fascia apicale, ora risicatissima. Lasciando perdere la copertura finanziaria, che dovrebbe essere garantita dal turn-over, da una più corretta gestione delle risorse e dall’aumento del FOE, non sono certo che si possa fare bene e in fretta attivando, o prevedendo di farlo con cadenza biennale, il pesante, artificioso e torbido armamentario di concorsi, di commissioni, di aree progettuali di riferimento. La storia e l’esperienza ci dicono che si tratta di modalità lentissime, dispersive , notoriamente manipolabili, discriminatorie e anacronistiche. Andranno a morire, se l’Italia diventerà un Paese moderno. Mi chiedo , proprio accettando in gran parte i criteri proposti da Piergiuseppe & Co se non si può semplicemente attivare una procedura automatica che, una volta analizzati i titoli ottenuti, raffrontati a criteri tenuti differenziati per materia, e legati in modo analitico alle finalità del CNR, certifichi l’avvenuto conseguimento degli obiettivi stabiliti per il passaggio ad un livello superiore. Un meccanismo che, basato sulla produzione accertata, sarebbe pure svincolato dal criterio di una passiva anzianità di servizio. Per l’uso e l’importanza degli indici bibliometrici, premesso che l’indicazione bibliografica dei colleghi mi è preziosa, rimando ad un documento elaborato una anno e mezzo fa qui a Milano proprio sul tema della valutazione delle diverse attività condotte dal personale di ricerca del CNR. Lo inserirò nella pagina articolo di Comancio. DB

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