La grande depressione

Qualunque considerazione noi si voglia fare al riguardo, è bene tener presente quanto emerge in materia di finanziamenti destinati al settore italiano della ricerca e dello sviluppo (R&S), dalla Relazione sulla Ricerca e l’innovazione in Italia: analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia, redatta da studiosi del settore, prevalentemente CNR, dotata di ricchi e solidi riferimenti a fonti e organizzazioni nazionali e internazionali e pubblicata il Giugno 2018.

In sintesi, riprendendo dal testo appena citato, le risorse finanziarie destinate alla R&S in Italia sono caratterizzate da:
• Un livello di spesa molto inferiore rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale, sia in valori assoluti sia in rapporto al PIL, con un andamento decrescente negli anni considerati che allontana l’Italia dai principali competitor a livello europeo.
• Una riduzione piuttosto consistente della spesa pubblica, che si accompagna alla stagnazione dell’investimento in ricerca di base con un prevedibile effetto negativo sulla performance scientifica collegata alla produzione di risultati particolarmente innovativi e di frontiera.
• Una mancata crescita della spesa delle università e delle istituzioni pubbliche in percentuale al PIL, anche a causa della scarsa capacità del settore pubblico di attrarre il finanziamento privato, quasi completamente destinato all’autofinanziamento della ricerca industriale.
• Una contrazione degli stanziamenti pubblici in rapporto alla spesa pubblica totale negli ultimi dieci anni, che diventa particolarmente evidente nel periodo della crisi, e che non mostra ancora segnali di ripresa.
• Una riduzione particolarmente marcata degli stanziamenti pubblici destinati agli enti di ricerca vigilati dal MIUR, che colpisce in modo più sensibile la ricerca spaziale e la ricerca interdisciplinare del CNR.
• Una distribuzione territoriale della spesa pubblica e privata molto squilibrata, che desta forti preoccupazioni per i possibili effetti negativi in termini di crescita economica, sociale e culturale delle regioni del Sud e delle Isole.

I dati riguardano un’analisi condotta dal 2000 al 2015 ma i dati ISTAT per 2016 e 2017 rimangono sugli stessi livelli, se non peggio per alcune voci es riduzione investimento in ricerca delle imprese.

Un quadro complessivo assolutamente deprimente che se non ribaltato nel breve periodo rischia di compromettere seriamente l’unica voce positiva del settore che, nonostante tutto e tutti, rimane, miracolosamente, quella di una buona produzione scientifica, in pubblicazioni, da parte dei ricercatori Italiani. DB

3 pensieri su “La grande depressione

  1. dbrpgs

    segnalo il seguente articolo che ho visto oggi su “repubblica” : https://www.repubblica.it/scuola/2019/08/02/news/enti_di_ricerca_i_finanziamenti_crescono_di_74_milioni-232601309/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P7-S1.6-T1. Riporta che il CNR riceverà un incremento nel Foe di 65 milioni rispetto all’anno precedente. In realtà in base alle tabelle dovrebbe essere di 45 e non 65. Comunque ancora poco come ci spiegandole analisi che avete riportato. Come farlo sapere alla stampa e di riflesso all’opinione pubblica?

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  2. diegononsosemispiego

    Credo noi si debba comunque registrare il dato positivo, se sarà confermato, della inversione di un andamento negativo che dura da tanti anni. Il problema è come le nuove risorse, al netto degli impegni già contratti e da rispettare, saranno utilizzate. C’è già chi segnala l’anomalia dell’ attribuzione diretta, già in finanziaria, di fondi a specifici gruppi e associazioni, senza competizione quindi. C’è poi il tema delle progettualità, contenitori indefiniti, estemporanei e addomesticabili, come i progetti premiali o ex-bandiera. Come saranno individuate? Poi quanti di quei soldi, se mai ce ne saranno, sono/saranno destinati alle assunzioni o alle progressioni di carriera e attraverso quali criteri? All’edilizia, alle infrastrutture, al rinnovamento della strumentazione ?
    Spiegarlo alla stampa nel linguaggio che desidera, semplificato e di impatto, non è semplice. Può essere fatto una volta che digeriamo al nostro interno la materia. Certo ora una delle domande da fare ad un candidato in CdA è quella se ha un’idea su come utilizzare le nuove risorse che dovessero rendersi disponibili.

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    1. Roberto Russo

      Non sono un candindato (lungi da me) ma credo che il Fondo ordinario deve servire a gestire l’ordinario (costo del personale, spese di funzionamento e manutenzione) ricordandosi che l’ordinario per un ente di ricerca sarebbe avere dei fondi per fare ricerca (inutile pagare lo stipendio ad un ricercatore se non gli si da gli strumenti per poter lavorare).
      quindi i fondi aggiuntivi andrebbero utilizzati per:
      1) coprire i costi di gestione/manutenzione per evitare i prelievi dai fondi dei progetti.

      2) rendere meno piramidale la distribuzione del personale (particolarmente nei livelli I-III e renderli più vicini alle percentuali previste 20-40-40) possibilmente non con una sanatoria, che anche avrebbe un senso, ma con concorsi annuali con criteri stabiliti e fissi per i prossimi 10 anni (tipo abilitazione nazionale dei docenti universitari). In questo modo i commissari avrebbero pochi margini di manovra e sarebbero i candidati a doversi costruire un CV che risponde ai criteri selezionati e ne avrebbeero il tempo.

      3) evitare il formarsi di una nuova piaga del precariato attraverso concorsi annuali per l’accesso (anche qui con criteri chiari e fissi per almeno 5-7 anni). Mi spiace dirlo, ma entrare come dipendente in un ente di ricerca non è un diritto che si acquisisce con il precariato.Se escono 200 posti all’anno e dopo 5-7 anni di concorsi un precario non ne ha vinto neanche uno forse è meglio che cambia strada prima di diventare un “caso umano” inseguendo il suo sogno.

      4) per la ricerca una quota andrebbe assegnata agli isituti e la destinazione dei fondi (progetti per giovani, rinnovo strumentazione, internazionalizzazione, altro) decisa dai consigli d’istituto.

      5) per la manutenzione edilizia “straordinaria” (impianti di condizionamento/riscaldamento obsoleti e simili)

      6) bandi per progetti di ricerca di ricercatori neo assunti (starting grant)

      Credo che per risolvere i problemi di edilizia più gravi e dare una soluzione alle aree in affitto in struttura non idonee il CNR dovrebbe chiedere con forza fondi straordinari una tantum. Dal risparmio degli affitti si creerebbero i fondi per la manutenzione edilizia del punto 5

      Probabilmente mettendo meglio questi punti e vedendo che le risorse aggiuntive non bastano a soddisfare appieno tutti i punti ma ne lasciano scoperti tanti (molti, troppi) si riesce a spiegare anche all’opinione pubblica la scarsità delle risorse del FOE nonostante l’importante inversione di tendenza.

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