Delle ragioni per cui il rappresentante del personale CNR in CdA deve avere documentata e personale esperienza di svolgimento di attività di sperimentazione

Non ho volutamente scritto delle ragioni per cui deve essere un ricercatore, anche se, accettando la tesi che esporrò, i numeri tendono da quella parte, ma  non posso escludere a priori che persone inquadrate come tecnico o amministrativo possano, per le diverse traversie della vita professionale, aver condotto o condurre attività di ricerca manifestatesi nella scrittura e presentazione di proposte di finanziamento; nella partecipazione a comitati ed eventi scientifici Nazionali e Internazionali; nella gestione dei fondi ottenuti per svolgere attività sperimentali, al netto di tutte le difficoltà amministrative; nel concreto svolgimento di  attività di ricerca e di innovazione tecnologica sfociate in pubblicazioni, brevetti o prototipi. Nei miei quasi 40 anni di servizio sono stato in effetti testimone di sporadici esempi di ricercatori fannulloni e di alcuni esempi di tecnici appassionati e dediti alla ricerca. Mi perdoneranno gli amministrativi se non posso indicare alcun esempio che li riguardi, nei termini appena esposti, ma non posso escludere che ci sia. Piuttosto, posso affermare di aver beneficiato di interazioni costruttive con alcuni di loro che hanno capito le mie necessità di ricercatore e di innovatore e mi hanno aiutato.  Prima di argomentare a favore del mio punto di vista, desidero pure chiarire che sono e sarò sempre convinto che la migliore attività di ricerca, ma vale anche per qualunque altra attività di gruppo, si fa solo se si è parte di una buona squadra dove tutti si integrano per le loro mansioni, le loro competenze, le loro professionalità, la loro laboriosità e la voglia di superare insieme gli ostacoli. Detesto chi per il solo titolo si dà delle arie e ammiro chi nel suo settore vale, è evidentemente bravo, a prescindere dalla sua qualifica.

Ciò detto ribadisco però la mia convinzione che il rappresentante del CNR eletto in CdA deve avere esperienza nel settore della ricerca sperimentale e/o dello sviluppo tecnologico, per le seguenti ragioni.
Non parto dallo statuto perché vedo che viene snobbato, per quanto sia intelligibile riguardo alla missione dell’Ente: condurre attività di ricerca e di sviluppo tecnologico. Segnalo invece che il valore dell’Ente CNR, la sua visibilità esterna, il suo ranking tra le istituzioni scientifiche, dipendono indubitabilmente dalla sua produzione che si concretizza per lo più nelle pubblicazioni o altri prodotti della ricerca, non in circolari (altrimenti competeremmo per il primo posto mondiale) o disciplinari, né in protocolli o pratiche di laboratorio. Per produrre e tenere al passo l’Ente con le altre Istituzioni scientifiche nazionali e Internazionali, bisogna essere armati di competenza scientifica, almeno sufficiente a migliorare quanto già conosciuto, e di grande spirito di sacrificio, quello che ti fa lavorare 24/7, ben al di là di quanto necessario, non essendo poche le difficoltà da dover superare, estranee al solo lavoro di ricerca. Difficoltà e limiti riassunti nel manifesto di Comancio e riproposti nelle dieci domande da porre ai candidati in CdA . Solo chi soffre e ha sofferto la mancanza di sostegno economico, strutturale e tecnologico da parte dell’ente, chi deve e ha dovuto arrampicarsi sui vetri per potere essere competitivo a dispetto di una selettiva e ingiusta esclusione da  opportunità di finanziamento destinate a pochi, chi deve attendere che la catena di trasmissione delle sue proposte autonome di ricerca ottenga il degnato favore dei vertici, chi attende da decenni di progredire nella carriera vittima di concorsi radi e pregiudizievoli, chi deve programmare esperimenti con cadenze di 30- 40 giorni a causa di una irragionevole procedura di acquisto di reagenti e materiale, chi pur superando tutto questo si trova poi privato di una parte dei finanziamenti acquisiti autonomamente per mantenere in vita lo stesso sistema che lo indebolisce e lo emargina, bè parrebbe  a me che solo questa persona può rappresentarci perché sa cosa c’è effettivamente da fare, da migliorare, da rappresentare.
A latere faccio pure presente che è l’intera struttura del CNR che è ispirata, governata dalla scienza, ricercata o tecnologica, a partire dalla elezione del Presidente fino a quella dei Direttori di dipartimento e dei vari componenti dei consigli scientifici. Non si possono proprio eleggere, in questi contesti, persone che non posseggano un adeguato profilo scientifico.

4 pensieri su “Delle ragioni per cui il rappresentante del personale CNR in CdA deve avere documentata e personale esperienza di svolgimento di attività di sperimentazione

  1. andrea orlandini

    Mi permetto di presentare alcune perplessità (con una premessa) rispetto a quanto affermato qui sopra.

    Premessa. Diego afferma che non è una questione di profili. Dimentica però di citare i TECNOLOGI. Assumo che nel riferirsi al ruolo di Ricercatore stia sottointendendo anche i Tecnologi. Altrimenti sarebbe una dimenticanza inopportuna.

    Veniamo alle perplessità:

    1) Riferendomi allo statuto (e chi lo snobba, secondo me, commette un errore) e in particolare all’art. 7

    Comma 1) Il CdA è “composto da cinque componenti, …, scelti tra personalità di alta
    qualificazione tecnico-scientifica nel campo della ricerca, di comprovata esperienza gestionale di enti ed istituzioni pubbliche o private”.

    Comma 2): Il CdA ha “compiti di indirizzo e programmazione generale dell’attività dell’ente, approva gli atti di carattere generale o fondamentale per l’organizzazione, il funzionamento, l’amministrazione e la gestione.”

    Lo statuto stabilisce molto chiaramente che i membri del CdA devono avere esperienza scientifica tanto quanto capacità gestionali e amministrative e che ha compiti di indirizzo e programmazione.

    Guardando il comma 2, il CdA deve operare come un gruppo di “manager della scienza”.
    In tal senso, avere esperienza in un laboratorio di ricerca sperimentale non mi sembra una condizione necessaria per partecipare alla gestione di un Ente complesso come il CNR, che svolge attività di ricerca che coprono praticamente tutto lo scibile umano (dalla fisica alla chimica, dalla storia ai beni culturali, dall’intelligenza artificiale alle scienze umane, etc).
    Bisogna avere semmai coscienza delle diversità presenti nel CNR, delle molteplici difficoltà (non solo quelle percepite in un laboratorio) e avere esperienza nel dare prospettive generali allo sviluppo della ricerca nonchè al suo potenziale impatto. Chi lavora in un laboratorio spesso ha altissime capacità e conoscenze in un determinato campo. Non è detto che abbia anche sensibilità generali.

    2) Altrettanto chiaramente lo statuto prevede che uno dei membri del CdA sia un rappresentante dei lavoratori eletto da TUTTI i lavoratori.
    Quindi, il membro eletto in CdA non deve saper parlare solo di scienza (cosa che tra l’altro mi pare avvenga raramente) ma si deve discutere (e deliberare) di tutti gli aspetti dell’ente, e il mandato è quello di portare il punto di vista e la voce di tutti e non solo quello di ricercatori e tecnologi.

    3) La molta burocrazia presente nel CNR è frutto di molte ragioni.
    Siamo una Pubblica Amministrazione e questo ci costringe ad avere una struttura pesante e seguire procedure molto complesse, lunghe e tediose.
    Siamo in Italia, Paese famoso per la vasta diffusione di leggi, regolamenti, direttive, circolari, etc. che devono essere rispettate.
    Siamo anche un ente che, molto banalmente, deve implementare quotidianamente moltissimi processi interni che coinvolgono tantissimi uffici e richiedono miriadi di atti e provvedimenti.
    Infine, siamo anche un ente in cui molte persone hanno eseguito azioni con molta leggerezza (o molta malafede) portandoci a situazioni deprecabili.

    A fronte quindi di questa situazione, a me sembra molto più rilevante avere una profonda conoscenza dei processi gestionali del CNR, avere idee forti che possano portare a profonde azioni innovative e (sperabilmente) semplificative che portino a procedure più snelle e una “burocrazia utile”.

    Concludo questo mio intervento sottolineando che le famose “10 domande” raccolgono bene i molti aspetti da considerare per alimentare una discussione utile che porti tutto il personale a scelte consapevoli il giorno della votazione.

    Ripartiamo da temi trasversali e non divisivi.

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  2. diegononsosemispiego

    Caro Andrea, apprezzo davvero il tuo contributo perché offre una interpretazione diversa dalla mia. Io non ho la verità in tasca e il mio modo di vedere le cose è che una società civile discute e poi prende una posizione informata. Per questo alimento una discussione, per altro modesta rispetto all’importanza degli argomenti e a quella della scadenza elettorale, sulle due piattaforme disponibili, senza tornaconti e con i rischi di una eccessiva e pericolosa esposizione. Per questo partecipo con passione, neutralità e spirito di servizio alle assemblee del personale. Per questo, ho concepito, elaborato e proposto le 10 domande che mi auguro non rimangano un solo esercizio teorico, ma che ottengano risposte chiare e concrete. Credo nel pensiero critico e libero, tanto più che sono uno scienziato, ed è per questo che non accetto ci siano argomenti tabù si tratti di concorsi, precariato, democrazia interna e rappresentanza. Offro un confronto di idee, di opinioni nel convincimento che sia su quelle che dobbiamo esprimerci ed elaborare tesi, non sull’appartenenza ad una qualifica, ad un sindacato, ad un movimento di opinione. Le idee che esprimo, mai scolpite nella pietra, vorrei che fossero commentate e criticate, ma non giudicate, per non dare strada ad uno dei demoni dei tempi attuali che è quello di colpevolizzare chi non la pensa come te, chi non sta dalla tua parte. Non esistono argomenti tabù. Comancio non nasce per questo, come avrai realizzato leggendo la pagina iniziale, ma nasce addirittura per arrivare a confrontarci in una assemblea nazionale sui grandi temi che ci riguardano . Su questo, mi piacerebbe raccogliere interventi motivati da una visione, non costretti in precisazioni. Rispetto la tua opinione, forse è migliore e più documentata della mia, ma tu non devi equivocare sulla mancanza della parola tecnologo, quando viene costantemente menzionato lo sviluppo tecnologico e si parla genericamente di attività sperimentale proprio per non distinguere tra ricerca e tecnologia, né insinuare che il mio intervento sia divisivo perché vedi sono lo stesso delle 10 domande che al contrario ai tuoi occhi mi renderebbero trasversale. Ti ricordo sommessamente che io stesso sono in parte ricercatore e in parte tecnologo. E con questo chiudo perché non è mia intenzione trasformare in chat un sito nato solo per favorire un dibattito interno, non per sostenere la candidatura di alcuno.

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  3. Marco Leonesio

    “E’ uno di noi, quindi, conosce i nostri problemi”. E’ vero. Ma poi sarà in grado di risolverli?
    Io conosco bene i miei problemi, ma non sempre li risolvo, purtroppo. Mi sembra un dibattito analogo a quello tra chi vorrebbe ministri “tecnici” e chi ministri “politici”. Non ho ben chiaro di che cosa sia meglio. Alla fine, il nostro rappresentante dovrà operare soprattutto a livello strategico.
    Ho conosciuto colleghi assolutamente geniali nelle attività di sperimentazione che conducono, ma impacciati negli aspetti più “gestionali”.

    Personalmente credo che “la documentata esperienza in attività di sperimentazione” sia indubbiamente una qualità da tenere in considerazione. Ma toglierei il “deve avere”…

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  4. andrea orlandini

    Caro Diego,

    Il mio commento non voleva aprire una polemica sui profili.
    Infatti, come ho premesso, immaginavo che fosse un accorpare nella figura del ricercatore tutti quelli che fanno ricerca.

    Mi scuso se ho dato una impressione che non volevo dare.

    Sul tema dei profili sono “sensibile” e sottolineavo quel punto proprio perchè c’è chi, nel CNR, invece fa dell’appartenenza ad un profilo o ad un altro un punto cruciale.

    Per il resto, ogni opinione è rilevante, deve essere rappresentata e discussa.

    E ti ringrazio di nuovo per stimolare la discussione che, e su questo di nuovo sono d’accordissimo con te, non dovrebbe essere circoscritta a questi rari momenti elettorali ma dovrebbe essere continua tempo.

    Un saluto,
    AndreA

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