CONSIDERAZIONI sull’ESITO DELLA PRIMA TORNATA ELETTORALE

Ci permettiamo alcune considerazioni sull’esito del primo turno di votazione per il rappresentante del personale del CNR nel CdA dell’Ente, appena conclusosi. Lo facciamo essendoci spesi in modo che la consultazione elettorale si incanalasse in un confronto aperto di idee perché, ci preme ricordarlo al di là del servizio reso, più o meno apprezzato, l’obiettivo fondante di Comancio era quello di usare quelle idee per arrivare a presentare il CNR, le attività di ricerca e innovazione e le problematiche annesse al loro esercizio, all’opinione pubblica, ai media, a decisori, ai politici. Comancio non è infatti nato per sostenere la campagna elettorale, ma l’ha fatta sua nell’ottica appena dichiarata, e soprattutto per la volontà di cambiare uno stato di cose che viene ritenuto problematico sotto i diversi aspetti ripresi nelle 10 domande, aspetti di problematicità implicitamente riconosciuti da tutti i candidati come si evince dalle loro risposte. Abbiamo voluto esercitare un ruolo terzo, mettendoci a disposizione di ciascun candidato che lo ha chiesto, sollecitando la discussione dei temi sulla nostra piattaforma, ospitando i contributi dei vari candidati, favorendo i confronti e premendo perché c’è ne fosse uno finale a Roma, che si è poi realizzato, proponendo le 10 domande poi diventate 11 non già perché influenzati da altri ma perché, al di là di toni non apprezzati, ci è sembrato pur giusto conoscere qualcosa di più sul percorso personale del candidato a sostegno del programma proposto.
Da ultimo riteniamo che le risposte alle domande ed il programma presentato dai candidati siano documenti seri e vincolanti e a quelle e a quelli sapremo richiamare chi dei due sarà eletto.

Quando si conclude una tornata elettorale divisa in turni, la prima cosa che si deve fare è ringraziare coloro che l’hanno alimentata con idee e disponibilità, ma non sono stati selezionati. Abbiamo conosciuto e scoperto alcune nuove e valide persone che ci fan ben sperare per il futuro. Se poi qualche candidatura, come alcuni sostengono, sia stata strumentale non sta a noi giudicarlo né stabilirlo. Grazie ai colleghi Falcone, Motta, Iozzo, Grilli e Zamboni.

Sono passati alla seconda fase i colleghi Fantini e Mocella con un buon bagaglio di voti. Azzardiamo commentare che sono probabilmente i due colleghi che vantavano una base di sostegno più organizzata e robusta degli altri. Azzardiamo meno nell’affermare che, stante le risposte date alle 11 domande e i loro programmi, si tratta delle due candidature più distanti tra loro, le più diverse, il che dovrebbe essere un vantaggio per chi li deve e vuole eleggere sulla base della sostanza delle proposte fatte, del concetto che hanno dell’Ente e del suo compito Istituzionale.  
Noi a questo ci limitiamo e se ritenuto utile ed opportuno, se riconosciuta la nostra terzietà, siamo nuovamente pronti ad organizzare un confronto a due qui a Milano, sede per molti versi neutrale. Nel caso, ce lo facciano sapere. Proporremo loro domande sulla base dei loro programmi e delle risposte date. Sempre nel caso, non accetteremo attacchi personali né provocazioni intenzionali che riteniamo abbiano un effetto negativo in assoluto se non addirittura controproducente per chi li muove.
Concludiamo nel rilevare come il nostro sito abbia registrato nel corso dei due giorni precedenti alla votazione e di quello della votazione, un numero di visualizzazioni pari a 3.300 corrispondenti a 1.800 visite, di gran lunga superiori a tutto il periodo precedente caratterizzato da medie approx di 80 visualizzazioni 40 visite quotidiane. Su questo potremmo ritornare. A seguire l’esito delle votazioni e le risposte alle 11 domande provvedute dai due candidati rimasti in lizza, paragonate tra loro. Ci siamo permessi di evidenziare in grassetto alcuni concetti e ricordiamo che le risposte del candidato Mocella sono più lunghe perché, preso dagli impegni che gli competevano come attuale RdL in CdA, non ha avuto il tempo di condensarle. Pensiamo che ora non ce ne sia bisogno. Grazie.

Candidato                   Voti         %
*MOCELLA Vito*           *1693,00*       *29,34*
*FANTINI Nicola*         *1354,00*       *23,47*
*FALCONE Rosario*        *1015,00*       *17,59*
*MOTTA Emanuela*         *511,00*         *8,86*
*IOZZO Patricia*         *456,00*         *7,90*
*GRILLI Simonetta*       *405,00*         *7,02*
*ZAMBONI Roberto*        *217,00*         *3,76*
*Nessuna preferenza*     *119,00*         *2,06*

                           5770,00         100,00

  Domanda 1 Qual è la tua visione del CNR ? Quale ruolo devono averci l’attività di ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico? Come devono essere sostenute? Quali devono essere gli interlocutori del CNR?
Fantini Il CNR ha una dimensione europea ed internazionale. Deve porsi al centro della Innovazione. I programmi europei marcheranno la distinzione tra ricerca ed innovazione Per affrontare ciò occorre ripensare la programmazione finanziaria, riservando spazi del FOE (taglio limitato 5K-15K) per sostenere le ricerche in fase seed  e  preparare i gruppi di ricerca per le sfide di progetti più complessi dal punto di vista organizzativo. Il CNR ha interlocutori esterni: Le Istituzioni nazionali ed europee, il mondo delle imprese, e i cittadini, ed un interlocutore interno: il suo personale.
Mocella Il CNR è un Ente di Ricerca e quindi la sua missione primaria è la ricerca, promuovendone l’integrazione multidisciplinare, poiché è l’unico Ente che ha competenze scientifiche in ogni branca del sapere. Il CNR persegue anche ricerca di conoscenza, ma ha altresì il compito di valorizzare le applicazioni delle conoscenze, innanzitutto delle ricerche svolte al suo interno. Per queste ragioni il CNR ha un ruolo cruciale per il progresso culturale, scientifico ed economico del paese.  Gli interlocutori sono Università e altri Enti di Ricerca (italiani ed internazionali).  Dal mondo produttivo il CNR può ricevere stimoli e proposte senza mai essere subordinato ad esso, nel rispetto del principio costituzionale di autonomia della ricerca scientifica. Interlocutori sono anche i soggetti istituzionali (Governo, Parlamento, Enti locali …) cui il CNR fornisce supporto – sempre in modo autonomo e non strumentale alla politica.
  Domanda 2
Sei soddisfatto dell’attuale organizzazione del CNR e delle modalità attraverso le quali nomina i suoi dirigenti/direttori ? Se no, quali alternative proponi? Che pensi dell’attuale composizione del CdA?
Fantini 1)  l’Organizzazione deve “assomigliare” al CNR. Distribuire i servizi di supporto alla ricerca sul territorio, creare strumenti di semplificazione burocratica. (i.e ufficio di front end che prenda in carico le richieste dei territori).  2) I direttori, il Presidente di chi sono gli interlocutori? Di tutti meno che del personale. Subito strumenti di valutazione dei CV (fino alla elezione) e potenziamento del ruolo dei CDI. 3) Il CDA deve essere rappresentativo delle componenti del personale. Quindi 2 rappresentanti ed apertura dell’elettorato passivo a tutto l’elettorato attivo
Mocella La risposta è già del programma depositato all’atto della candidatura (https://ilnostrocnr.it/cda-programma-di-vitomocella/) ed in particolare ai punti 2.2 e 2.3. Non sono soddisfatto delle attuali modalità di nomina dei direttori né della composizione del CdA.  L’autogoverno va realizzato in primo luogo rivedendo profondamente il concetto di CdA, adatto ad un decisionismo tipico delle aziende ma non ad un Ente pubblico di Ricerca. L’attuale CdA, per 4/5 di nomina esterna all’Ente, andrebbe sostituito con un organismo più partecipato che sia integralmente, o quasi, interno. In tal senso ho proposto che la consulta degli eletti, dai CS di dipartimento al CS di Ente, assieme al rappresentante in CdA, costituiscano un primo esperimento di un Consiglio direttivo, quasi integralmente elettivo, destinato a sostituire in futuro il CdA.  Ritengo che gli istituti vadano ridisegnati come un insieme di gruppi di ricerca in cui il direttore, eletto, ha un ruolo di primo fra pari, senza contratti di natura dirigenziale come quelli attuali, eliminando anche la suddivisione fra Istituti di fascia A, B e C. I dipartimenti infine vanno smantellati e riportati a strutture di puro coordinamento, solo così potranno effettivamente divenire utili alle esigenze dell’Ente e della rete di Ricerca.
  Domanda 3
Il finanziamento ordinario del CNR è sempre più ridotto e inadeguato nel garantire anche i più semplici servizi al personale della ricerca. Cosa intendi proporre, e fare, per fermare e possibilmente sovvertire questo andamento? E nel caso di maggiori disponibilità, su quali capitoli di spesa impiegheresti i fondi? E ancora, non ritieni doveroso rendere pubblico e comprensibile il bilancio dell’Ente?
Fantini 1) Bilancio è pubblico, ma non è comprensibile e non è partecipato. Spiegare le decisioni sul bilancio e soprattutto sulle richieste relative al FOE. 2) FOE ridotto? E’ un problema di rappresentanza. Le rappresentanze elette insieme devono costruire, con ii personale, una azione politica che induca all’aumento del finanziamento 3) Il capitolo sul quale è necessario spendere le maggiori entrate è sul finanziamento di “volano” delle attività di ricerca
Mocella Il FOE del CNR è non solo inadeguato ma anche in costante decrescita dal 2009. Quest’anno però, grazie anche alle iniziative di protesta del personale dell’autunno scorso, a seguito del paventato prelievo dai fondi di progetto e alle conseguenti numerose interlocuzioni che ho avuto con le commissioni parlamentari ed il Governo, il FOE è finalmente in aumento, dopo dieci anni.  Si tratta di circa 65 milioni che sono insufficienti a coprire le spese correnti, ma che rappresentano pur sempre un importante segno di attenzione alle necessità del CNR. Il bilancio è assolutamente poco leggibile perché è redatto secondo le regole contabili, ma può e deve essere fatto uno sforzo da parte dell’amministrazione per renderlo leggibile. Al bilancio è allegato una relazione di accompagnamento del presidente che è più discorsiva, ma servirebbe uno sforzo ulteriore. Va comunque sottolineato che la situazione degli ultimi anni era così compromessa, con una spesa di personale, fra stipendi ed oneri vari che arrivava vicino al 100% del FOE, per cui c’era poco da chiarire. Comunque molti degli aspetti poco chiari della gestione dell’Ente, non sono riscontrabili nel bilancio, come immobiliare, locazioni, partecipazioni, ecc.. Questo sforzo verso la trasparenza dovrebbe essere un tangibile obiettivo da porre alla dirigenza al posto di quelli, sostanzialmente formali, che adesso vengono identificati come indicatori di performance per la parte degli stipendi dirigenziali sottoposta a valutazione.
  Domanda 4
L’80% del personale che conduce ricerca al CNR è bloccato da anni nella sua progressione di carriera. Staziona ancora livello di entrata, nonostante vanti titoli a profusione. Lo trovi normale? Se no, cosa proponi di fare, in tempi brevi
Fantini Intanto smettere di dare la colpa a chiunque. Atteggiamento che ha messo in contrapposizione le legittime richieste del personale (dalle progressioni al superamento del precariato).  Occorre applicare il CCNL e applicarlo nei tempi.   Questo si fa collaborando con le controparti – le organizzazioni sindacali. Altrimenti trattasi di chiacchiere Concorsi con criteri di valutazione pubblicati ex ante.
Mocella La situazione è assolutamente vergognosa, sintomo del disinteresse del vertice alle sorti del personale. Quel che io propongo, al punto 1.2 del mio programma, è un piano straordinario di progressioni interne sia per i livelli I-III che per i livelli IV-VIII. Il CNR è inadempiente nell’applicazione dell’art.15 del CCNL da ben 5 bienni. Sulla base delle progressioni dell’ultimo concorso, con decorrenza 1.1.2010, 5 bienni equivalgono a ben oltre mille progressioni fra I e II livello. Il costo delle progressioni è molti limitato questo richiederebbe qualche milione di euro non più di dieci, cifra del tutto compatibile con l’aumento del FOE. Anche l’applicazione dell’art 54 per i livelli IV-VIII manca all’appello ormai da 5 anni e la sua attuazione è ormai inderogabile.
  Domanda 5 E’ in corso un considerevole arruolamento di personale precario, sedimentatosi nel tempo a partire da uno dei tanti, precedenti, blocchi delle assunzioni. Come pensi si debba procedere nel futuro così da garantire una immissione in ruolo più regolare e programmata?  Quali dovrebbero essere secondo te i criteri di entrata in pianta stabile nell’Ente?
Fantini 1) Cambio culturale. Alle persone si dice la verità. Se sono adatte alla ricerca al CNR proseguano. Ciò non può essere in capo al CDA, ma in capo alla Scienza, in particolare a coloro che ne seguono il percorso e non ad un gruppo di professori universitari “quadratici mesi” (cit.) 2) Definire ciò che è di valore al CNR. “Non solo paper”. Definire ex ante i criteri di valutazione 3) Fissare un numero di anni massimo per la fase di “prova” con dei “check point” valutativi e definire “strategie di uscita” ad esempio verso il mondo privato
Mocella Il fenomeno del precariato storico è stato prodotto dalla sostanziale assenza di concorsi di assunzione per oltre dieci anni, concorsi, i quali a loro volta colmavano un periodo di vuoto anch’esso pluriennale. Non è possibile continuare ad alternare periodi di deserto di opportunità a provvedimenti emergenziali per sanare situazioni che inevitabilmente si accumulano nel frattempo al di fuori di ogni regola. Occorre che i concorsi siano in numero adeguato e programmati con regolarità, con criteri chiari.  I provvedimenti straordinari di stabilizzazione sono stati necessari per sanare tale piaga frutto di un decennio di inadempimenti verso il personale precario Nel quadro attuale – previsto addirittura dalla Costituzione – non c’è alternativa ai concorsi per l’immissione, fin quando siamo parte della PA.  E’ necessario chiedere che le regole di questi concorsi, come per l’Università, siano diverse da quelle convenzionali della PA che attualmente ci obbligano a 2 prove scritte, a valutare i titoli massimo 1/3 del punteggio globale, ecc.  Le commissioni devo essere composte in modo radicalmente diverso: attualmente è il solo presidente che le nomina (talvolta con l’indicazione dei direttori) mentre va imposta nel regolamento del personale una maggioranza di membri interni e scelti, all’interno di elenchi d’idonei, con modalità mista sorteggio ed elettiva. Solo così potremo garantire un adeguato accesso dei giovani alla ricerca, assicurando un numero adeguato di concorsi, evitando il prodursi di situazioni come quelle che si sono generate fino ad ogg
  Domanda 6
Allo stato attuale i ricercatori non solo si pagano le ricerche ma provvedono a sostenere il costo di spese di utilità per gli Istituti, incluse eventuali affittanze dei locali dove lavorano.  Sono poi entrate in vigore circolari che minacciano di sottrarre soldi ai progetti finanziati e di limitare la necessaria autonomia di lavoro dei ricercatori. Sei d’accordo con questo stato di cose? Se no, come ti proponi di risolverlo?
Fantini La situazione ha tre colpevoli. Una interpretazione normativa che non tiene conto delle peculiarità del CNR. Una idea del CNR come struttura dove fare attività “intra moenia”, il “muro contro muro” con la dirigenza amministrativa. Le circolari rendono farraginoso il lavoro del singolo, del gruppo e la gestione delle attività. Propongo creare, sulla base della esperienza  di CoVision una “comunità amministrativa” che disegni un sistema burocratico al servizio della ricerca
Mocella Io considero illegittimo questo stato di cose, perché se da un lato siamo bloccati dai lacci della Pubblica Amministrazione, non possiamo poi costituire l’unico esempio di dipendente pubblico che deve procurarsi, con i progetti, i soldi per pagare illuminazione e riscaldamento o la locazione del proprio ufficio.  Se ciò è avvenuto nel passato per spirito di servizio non è più accettabile che avvenga. I prelievi sui fondi di ricerca sono legittimi se sono riutilizzati in ricerca, per manutenere le attrezzature, aggiornarle, pagare le spese di consumo elettrico di attrezzature particolarmente energivore ma non per la spesa corrente quella che viene definita: “a dipendente fermo”
  Domanda 7
Cosa pensi dei progetti premiali, di analoghe formule di progettualità esterne al FOE e delle loro modalità di assegnazione? Se favorevole, tu come assegneresti le risorse? Con quali modalità e criteri?  Trovi corretto che ci siano finanziamenti del FOE già vincolati nel loro utilizzo?
Fantini 1) le infrastrutture sono importanti per il CNR e per il Paese. Occorre sostenerle 2) Alcuni interventi puntuali e ripetuti sono invece, francamente, poco comprensibili.  3) Dobbiamo fare in modo di usare il FOE, seguendo criteri di ripartizione che, tengano conto delle necessità e dimensioni delle strutture, che siano equamente distribuiti. 4) Occorre riservare parte del FOE per finanziare la ricerca “quotidiana” per evitare che la rincorsa ai finanziamenti riduca il potenziale di creatività delle nostre persone.
Mocella Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad una progressiva erosione del FOE, pretestuosamente introdotta per rimarcare che la ricerca pubblica era finanziata con criteri meritocratici per premiare “l’eccellenza”. Nacquero le progettualità Premiali e Bandiera, e iniziò un proliferare nel FOE di progettualità a carattere straordinario o strategico che in realtà non hanno nulla di straordinario e strategico.  Purtroppo si è preteso di introdurre criteri di premialità senza stanziare alcuna risorsa aggiuntiva ad hoc, ma semplicemente sottraendole al FOE.  Questo da un lato ha affossato la ricerca negli istituti mentre, d’altro lato, ha favorito la costruzione di “cordate” con criteri quanto meno discutibili, per tentare di rientrare in possesso di almeno parte del FOE sottratta sotto forma di grandi aggregazioni “eccellenti”. Questo, unito alla struttura pesantemente top down dei progetti, ha portato alla creazione di gruppi di privilegio e rendita di soggetti pubblici o privati, interni o esterni all’ente, che da anni ricevono centinaia di migliaia (milioni) di euro.   Uno dei risultati dei miei 4 anni in CdA è stato anche quello di evidenziare e denunciare questo stato di cose e a riuscire ad invertire la tendenza, riducendo questa attitudine predatoria e sottolineando che, per legge, possono essere attribuite al CNR progettualità straordinarie solo se presenti nel Piano Triennale. La strada è ancora lunga e le resistenze interne ed esterne sono fortissime. Un esempio concreto di vittoria di queste battaglie sono i recenti progetti FISR, attribuiti in precedenza dal CIPE senza bando e senza che fosse nota la modalità di presentazione e di valutazione dei progetti. 
  Domanda 8
Informazione e trasparenza. Come intendi tenere informata la comunità scientifica di quanto accade nelle riunioni del CdA e, più in generale, di ciò che riguarda il CNR e la sua attività?  Con quali mezzi, modalità e con quale sollecitudine
Fantini Basta con i blog elitari. Creazione di una pagina del CDA nella quale, senza corse inutili a chi arriva prima, si pubblichino, in tempi certi e brevi, i provvedimenti, si spieghi le motivazioni delle decisioni dei singoli consiglieri, si dia la possibilità di interagire a tutto il personale, si racconti come la specifica decisione incide sulla attività delle strutture di ricerca
Mocella La trasparenza è alle radici del mio programma perché non dovrebbe neanche essere discussa, eppure fino a 4 anni era persino omessa la pubblicazione di svariate delibere del CdA. Io propongo di arrivare ad una completa pubblicità di tutti gli atti del CNR ben al di là degli obblighi di trasparenza. Va invertito il paradigma. Viene pubblicato TUTTO: non occorre specificare quali atti vengono resi pubblici sul portale dell’Ente: ogni atto del CNR (verbali del CdA, atti dei concorsi, contratti, .. ) deve obbligatoriamente e automaticamente pubblicato  salvo stringente e ben motivato impedimento di legge.
  Domanda 9 Il CNR ha seri problemi di gestione di natura edilizia e di acquisizione e gestione di infrastrutture, piattaforme e strumentazione al passo con il rinnovarsi della tecnologia. Come pensi si possa ovviare? Quali azioni intenderesti promuovere?
Fantini Prima cosa. Conoscere l’entità del problema. Altrimenti tutto resta una rivendicazione generica. Quali e quanti laboratori abbiamo? Vi sono laboratori con le stesse caratteristiche? Mappando le strutture e le necessità di intervento Secondo evitando la parcellizzazione degli uffici e funzioni e radunandole sotto uno stesso ufficio. Pianificando gli interventi con chiarezza e fissando obiettivi minimi raggiungibili.
Mocella Separerei l’edilizia da infrastrutture e aggiornamento delle attrezzature. L’edilizia è stata ed è ancora un grande business del CNR e per questo deve essere costantemente monitorata. Ho direttamente contribuito ala riduzione di sprechi edilizi in modo molto significativo (Mangone, Myrmex, ..)  e queste somme, reinserite in bilancio, potranno essere reimpiegate per ristrutturare le nostre sedi, talvolta prive dei requisiti minimi di sicurezza.  Per il rinnovo delle attrezzature e la gestione delle infrastrutture il governo ha varato l’anno scorso un imponente piano di potenziamento infrastrutturale, dedicato maggioritariamente alle regioni del Meridione, su cui purtroppo l’Ente non si è sempre organizzato al meglio anche perché viene finanziata strumentazione di pregio senza prevedere uno stanziamento per la manutenzione e per il personale che deve essere formato al funzionamento delle stesse. Per le infrastrutture occorre chiedere finanziamenti ad hoc, perché le somme in gioco sono elevate, ma in mancanza di ulteriori stanziamenti esterni l’unico modo per provvedere all’aggiornamento delle attrezzature è quello di finanziarlo con overhead gestiti dagli istituti sui propri fondi di ricerca, liberati dall’esigenza di provvedere alle spese correnti (cf. risposta a domanda 6
  Domanda 10 Ritieni normale centralizzare tutto il disbrigo amministrativo nella sede centrale o ritieni che si debbano ricavare spazi di gestione autonoma su base territoriale?  Ritieni normale che il completamento medio di un ordine prenda circa un mese? Lo trovi compatibile all’attività di ricerca? Se no, come pensi di agire in favore dello snellimento burocratico/procedurale?
Fantini NO.  Non lo ritengo normale. Occorre riflettere anche sulla definizione “gestioni autonome”.  Sui progetti, io credo, occorre fare una riflessione molto semplice. La quasi totalità dei progetti che seguiamo sono finanziati da un terzo che ne stabilisce le regole. Spesso è un committente pubblico. Si prenda l’impegno di adottare le regole del committente. si superi la fase “approvazioni variazioni di bilancio in CDA”. Le variazioni sono valutate dalle colleghe e dai colleghi della Ragioneria. Giunto, il finanziamento sia immediatamente disponibile per il team di progetto.
Mocella Nel mio programma ho proposto di decentralizzare parte degli uffici della sede centrale, quelli più vicini alla realtà della rete scientifica, come l’USPO, per colmare il gap sempre più accentuato fra amministrazione centrale e rete scientifica e valorizzare le eccellenze amministrative presenti sulla rete. Occorre lavorare per far comprendere all’amministrazione centrale qual è la realtà in cui operano gli istituti altrimenti il gap diventerà insanabile. In attesa di avere ulteriori eccezioni rispetto alle regole burocratiche della PA, è necessario che non ne vengano introdotte ulteriori non obbligatorie per legge che ostacolano l’attività di ricerca. Se da un lato sono necessari i controlli per impedire malversazioni questo non può giustificare l’attuale ingessatura, che è appunto il frutto dell’introduzione di regole interne, non necessariamente legate a obblighi normativi, che si riflettono nel percorso attuale di acquisto con un numero di passaggi esorbitante e un tempo medio superiore al mese. Occorre rafforzare l’autonomia delle amministrazioni locali, attualmente fin troppo oberate dalle improvvise, e non sempre giustificate, richieste dell’amministrazione centrale.
  Domanda 11 Quali credenziali vanti nella tua vita professionale spesa per l’Ente ?
Fantini L’Ho scritto nel CV. Aggiungo solo che, in forme diverse io sono sempre stato accanto al personale, Occupando, discutendo, contrattando. L’ho fatto in modo libero ed inclusivo. Per il resto rimando a IL NOSTRO CNR
Mocella Precedentemente all’ impegno in CdA, nel corso degli ultimi 13 anni ho portato avanti in prima persona numerose azioni volte a salvaguardare gli interessi del Nostro Ente di Ricerca. Ho fondato Articolo33, per anni l’unico spazio esistente di confronto tra il personale e di protesta contro le dirigenze di turno con efficaci battaglie in materia dei diritti calpestati. Dall’incauto tentato acquisto di un immobile a Napoli , alla gestione dell’ex osservatorio ad Anacapri, alla petizione per chiedere le dimissioni del vicepresidente De Mattei, una delle pagine più buie del CNR, passando per la denuncia della mancata nomina in CdA del rappresentante eletto da parte del Ministro ed il conseguente boicottaggio della valutazione ANVUR (cf. anche la lettera alla rivista Nature (Amato, Lavia, & Mocella Nature 501, 316 , 2013 dal titolo “Research: Boycott challenges research tactics”). Fra le prime azioni in CdA ricordo il blocco di un ingente finanziamento (6 milioni di euro) ad una fondazione privata di Terni, deciso dal presidente uscente Nicolais, in assenza di un qualsiasi bando o procedura di controllo. Ci sono poi le azioni in materia edilizia (con canoni di locazione n volte quelli ritenuti congrui dall’Agenzia del Territorio e riportati al giusto valore), alcune miglioramenti ottenuti nel ROF (poteri accresciuti dei CdI, aumento dei membri eletti nei CS, …), l’estensione della stabilizzazione ai cosiddetti profili misti ed ibridi inizialmente esclusi dalla stessa nonché la piena circolazione di tutte le liste degli aventi diritto, la denuncia di numerosi finanziamenti (cf. domanda 7) a soggetti privati e senza bando, le cui procedure denunciate all’ANAC hanno costretto il MIUR all’attuale bando sui  fondi FISR, ..     In reazione alle azioni succitate possono annoverarsi: 1 querela (archiviata) dell’allora Consigliere d’Amministrazione G. Ferrara (2012), 3 procedimenti disciplinari (2015, 2018,2019) avviati in modo illegittimo per l’attività di Consigliere di Amministrazione e poi archiviati, 1 articolo su “il Giornale”(2019) contenente un attacco personale e pertanto oggetto di una mia querela per diffamazione

2 pensieri su “CONSIDERAZIONI sull’ESITO DELLA PRIMA TORNATA ELETTORALE

  1. Marco Caimmi

    Occhio … consiglio di leggere il tutto sul sito (link a fine email) … qui non si capisce dove finisce la risposta del primo e dove inizia quella del secondo, non ci sono differenze di colore nella celle tabella riportata (per lo meno io qui non le vedo). Il sito è invece ben chiaro. Marco

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  2. robertodefez

    Caro Comancio, mi faceva piacere dare un piccolo, personale e non richiesto contributo alla riflessione rispondendo alla prima delle 11 domande poste ai candidati al CDA: “Domanda 1 Qual è la tua visione del CNR ? Quale ruolo devono averci l’attività di ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico? Come devono essere sostenute? Quali devono essere gli interlocutori del CNR?”

    Io ritengo che in larga parte i ricercatori italiani non abbiano sempre chiaro l’immenso ruolo, responsabilità, mandato e diritto/dovere del quale sono investiti.
    Nella mia visione noi abbiamo il difficilissimo compito di ricondurre il dibattito pubblico nell’alveo di scelte che siano basate su fatti, documenti, dati e statistiche. Altrimenti maghi, indovini, nani e ballerine potranno continuare a dipingere una realtà illusoria, disgustosa e deprimente. Intorno a noi in questi anni hanno trovato spazio la cura di Bella, i no-vax, l’omeopatia o l’agricoltura biodinamica in un inseguirsi di follia comunicativa e insulto al metodo scientifico utile a calpestare le vere problematiche, lo sviluppo del Paese, il suo riscatto culturale e ideale, la speranza di dare una occupazione qualificata ai nostri giovani, per consentire di rallentare la spaventosa emorragia di teste, di coraggio e di competenze. In questo clima abbiamo strozzato sul nascere l’indispensabile ricambio generazionale che è fisiologico in qualunque organismo. In un’epoca di crollo delle varie ideologie, il metodo scientifico ha l’impareggiabile dote di poter costituire una modalità di azione, di scelta, di decisione e uno strumento di democrazia basato sui fatti e non sui clan, sui preconcetti o sulle paure. I portatori di questo messaggio dovremmo essere noi che siamo, di tutta evidenza, afoni.

    Per invertire la rotta serve una comunità scientifica autorevole, integerrima, trasparente e feroce nel rivendicare i fatti contro l’incompetenza e arroganza della politica, della magistratura e dei media che continuano ad invadere spazi di conoscenze tecniche e scientifiche. Si guardi solo agli interventi di tutte queste forze che hanno consentito la strage degli ulivi pugliesi rendendo endemica la più grave patologia fitosanitaria del continente. Si pensi solo a come hanno agito il Parlamento ed il ministro (tecnico) dell’epoca o i media (la trasmissione Le Iene) con i 750 tribunali che hanno imposto la cura di Stamina scrivendo talvolta che sapevano che non esisteva nessuna validazione scientifica di quell’intruglio.
    In queste condizioni lo scienziato non ha voce, non ha ruolo e non ha giustificazione finanziare un attore attonito, balbettante e distratto. Se si vuole invertire la rotta si deve iniziare a giocare la partita in prima persona senza aspettare che altri la giochino per noi.
    Il CNR è il consiglio NAZIONALE delle Ricerche. Sembra ovvio, ma noi non riflettiamo abbastanza su questo punto. Le Università sono locali e talvolta prendono fette di singoli comuni. Gli altri Enti sono tematici. Solo noi siamo nazionali e trasversali alle discipline. Tutte le competenze dalla matematica teorica alla sociologia sono una risorsa inestimabile che noi trascuriamo e marginalizziamo giornalmente.

    La risposta alla domanda uno, dopo questo lunghissimo prologo, per me non può essere che l’impegno e la missione prioritaria devono essere verso una ricerca di base di elevatissimo livello, una ricerca curiosity driven che consenta di fare immaginare un futuro ancora da tratteggiare, una ricerca che consenta di fare innovazione di prodotto e non solo di processo, una ricerca meritocratica dove nei concorsi i lavori scientifici dei candidati vengano letti e non contati, discussi e non pesati. Meritocrazia non vuol dire che il minuscolo gruppo di ricerca può continuare a spaccare in 17 un capello, tanto leggerà solo lui quegli articoli. Non vuol dire fare tecnologia applicando la stessa tecnica su progetti diversi e incomunicanti. Non vuol dire organizzare cordate di gruppi che si citano tra loro per aumentare l’H index. Meritocrazia significa fare un seminario scientifico vero di fronte a esperti del settore esibendo pochi fondamentali lavori scientifici, non quintali di carte.

    In questo quadro la trasparenza ed indipendenza dei ricercatori è un parametro non negoziabile. I legami con le aziende sono virtuosi e da incoraggiare (lo dico da persona che deposita brevetti e marchi d’autore da 21 anni), ma l’autonomia morale, l’indipendenza di giudizio e la trasparenza negli atti deve essere posta al primo posto. Ogni testo va iniziato con una accurata e capillare dichiarazione di non conflitto d’interesse o meglio di misurazione di quali siano i reali e i percepiti conflitti. L’intero sistema del peer review è basato su un evidente conflitto d’interesse del revisore che viene scelto, non a caso, perché è un’autorità in quello stesso campo. Ma proprio per questo lo scienziato che va ad rivendicare fondi, progetti, infrastrutture per le sue discipline non può che essere cristallino nelle sue intenzioni ed interessi a costo di esporre tutti gli scienziati all’ostilità del pubblico. Al pubblico che ci guarda non è spesso chiaro che i fondi che ci finanziano non finiscono nelle nostre tasche, ma in borse, in strumentazioni e in materiali di consumo: questa trasparenza deve essere rivendicata e perseguita giornalmente.
    I ricercatori, secondo me, non devono diventare nè un partito politico, ne’ dei sindacalisti degli scienziati. Il ruolo che sto rivendicando e’ quello dei consulenti autorevoli e titolati ad allestire i documenti tecnici su cui possa agire Politica, Magistratura e Media.

    Il pubblico è il nostro interlocutore. Noi viviamo delle tasse dei cittadini. Lavoriamo disinteressatamente nell’interesse della comunità non solo per l’ego individuale, che pure è utile in parte. Non possiamo dipendere dalle elemosine di qualche amministratore o delle connivenze, a cui troppo spesso ci siamo tutti piegati, con aziende estemporanee, verosimili se non, talvolta, quasi conniventi. La vicenda dei PON col 70% dei fondi sprecato nelle mani di molte aziende è uno stabile buco di bilancio non solo economico, ma anche di credibilità dell’intero sistema della ricerca.
    Lo stesso aspetto che siamo al ballottaggio per l’elezione di un rappresentante del CDA è una stortura. Un’azienda ha un CDA, il CNR andrebbe guidato da un consiglio scientifico che peschi i suoi membri nelle migliori Accademie scientifiche mondiali e non tra scienziati a riposo. In questo quadro noi dovremmo essere in prima fila a chiedere e rivendicare una seria, autorevole e indipendente Agenzia della ricerca, senza la quale nessun giovane ricercatore verrà mai finanziato. Noi da decenni competiamo per le amicizie e per l’anzianità: non competiamo per le migliori idee e i migliori progetti. Senza un enorme investimento in ricerca di base (almeno 20 volte i fondi attuali) continueremo a pietire dal potente di turno dei rimasugli di bilancio che serviranno solo a renderci ulteriormente complici del degrado morale e culturale in cui si è incanalato il Paese dalla scomparsa di Ruberti in avanti, oramai oltre 25 anni fa.

    Roberto Defez

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