Che CNR vorrei

Caro Comancio, mi faceva piacere dare un piccolo, personale e non richiesto contributo alla riflessione rispondendo alla prima delle 11 domande poste ai candidati al CDA: “Domanda 1 Qual è la tua visione del CNR ? Quale ruolo devono averci l’attività di ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico? Come devono essere sostenute? Quali devono essere gli interlocutori del CNR?”

Io ritengo che in larga parte i ricercatori italiani non abbiano sempre chiaro l’immenso ruolo, responsabilità, mandato e diritto/dovere del quale sono investiti.
Nella mia visione noi abbiamo il difficilissimo compito di ricondurre il dibattito pubblico nell’alveo di scelte che siano basate su fatti, documenti, dati e statistiche. Altrimenti maghi, indovini, nani e ballerine potranno continuare a dipingere una realtà illusoria, disgustosa e deprimente. Intorno a noi in questi anni hanno trovato spazio la cura di Bella, i no-vax, l’omeopatia o l’agricoltura biodinamica in un inseguirsi di follia comunicativa e insulto al metodo scientifico utile a calpestare le vere problematiche, lo sviluppo del Paese, il suo riscatto culturale e ideale, la speranza di dare una occupazione qualificata ai nostri giovani, per consentire di rallentare la spaventosa emorragia di teste, di coraggio e di competenze. In questo clima abbiamo strozzato sul nascere l’indispensabile ricambio generazionale che è fisiologico in qualunque organismo. In un’epoca di crollo delle varie ideologie, il metodo scientifico ha l’impareggiabile dote di poter costituire una modalità di azione, di scelta, di decisione e uno strumento di democrazia basato sui fatti e non sui clan, sui preconcetti o sulle paure. I portatori di questo messaggio dovremmo essere noi che siamo, di tutta evidenza, afoni.

Per invertire la rotta serve una comunità scientifica autorevole, integerrima, trasparente e feroce nel rivendicare i fatti contro l’incompetenza e arroganza della politica, della magistratura e dei media che continuano ad invadere spazi di conoscenze tecniche e scientifiche. Si guardi solo agli interventi di tutte queste forze che hanno consentito la strage degli ulivi pugliesi rendendo endemica la più grave patologia fitosanitaria del continente. Si pensi solo a come hanno agito il Parlamento ed il ministro (tecnico) dell’epoca o i media (la trasmissione Le Iene) con i 750 tribunali che hanno imposto la cura di Stamina scrivendo talvolta che sapevano che non esisteva nessuna validazione scientifica di quell’intruglio.
In queste condizioni lo scienziato non ha voce, non ha ruolo e non ha giustificazione finanziare un attore attonito, balbettante e distratto. Se si vuole invertire la rotta si deve iniziare a giocare la partita in prima persona senza aspettare che altri la giochino per noi.
Il CNR è il consiglio NAZIONALE delle Ricerche. Sembra ovvio, ma noi non riflettiamo abbastanza su questo punto. Le Università sono locali e talvolta prendono fette di singoli comuni. Gli altri Enti sono tematici. Solo noi siamo nazionali e trasversali alle discipline. Tutte le competenze dalla matematica teorica alla sociologia sono una risorsa inestimabile che noi trascuriamo e marginalizziamo giornalmente.

La risposta alla domanda uno, dopo questo lunghissimo prologo, per me non può essere che l’impegno e la missione prioritaria devono essere verso una ricerca di base di elevatissimo livello, una ricerca curiosity driven che consenta di fare immaginare un futuro ancora da tratteggiare, una ricerca che consenta di fare innovazione di prodotto e non solo di processo, una ricerca meritocratica dove nei concorsi i lavori scientifici dei candidati vengano letti e non contati, discussi e non pesati. Meritocrazia non vuol dire che il minuscolo gruppo di ricerca può continuare a spaccare in 17 un capello, tanto leggerà solo lui quegli articoli. Non vuol dire fare tecnologia applicando la stessa tecnica su progetti diversi e incomunicanti. Non vuol dire organizzare cordate di gruppi che si citano tra loro per aumentare l’H index. Meritocrazia significa fare un seminario scientifico vero di fronte a esperti del settore esibendo pochi fondamentali lavori scientifici, non quintali di carte.

In questo quadro la trasparenza ed indipendenza dei ricercatori è un parametro non negoziabile. I legami con le aziende sono virtuosi e da incoraggiare (lo dico da persona che deposita brevetti e marchi d’autore da 21 anni), ma l’autonomia morale, l’indipendenza di giudizio e la trasparenza negli atti deve essere posta al primo posto. Ogni testo va iniziato con una accurata e capillare dichiarazione di non conflitto d’interesse o meglio di misurazione di quali siano i reali e i percepiti conflitti. L’intero sistema del peer review è basato su un evidente conflitto d’interesse del revisore che viene scelto, non a caso, perché è un’autorità in quello stesso campo. Ma proprio per questo lo scienziato che va ad rivendicare fondi, progetti, infrastrutture per le sue discipline non può che essere cristallino nelle sue intenzioni ed interessi a costo di esporre tutti gli scienziati all’ostilità del pubblico. Al pubblico che ci guarda non è spesso chiaro che i fondi che ci finanziano non finiscono nelle nostre tasche, ma in borse, in strumentazioni e in materiali di consumo: questa trasparenza deve essere rivendicata e perseguita giornalmente.
I ricercatori, secondo me, non devono diventare nè un partito politico, ne’ dei sindacalisti degli scienziati. Il ruolo che sto rivendicando e’ quello dei consulenti autorevoli e titolati ad allestire i documenti tecnici su cui possa agire Politica, Magistratura e Media.

Il pubblico è il nostro interlocutore. Noi viviamo delle tasse dei cittadini. Lavoriamo disinteressatamente nell’interesse della comunità non solo per l’ego individuale, che pure è utile in parte. Non possiamo dipendere dalle elemosine di qualche amministratore o delle connivenze, a cui troppo spesso ci siamo tutti piegati, con aziende estemporanee, verosimili se non, talvolta, quasi conniventi. La vicenda dei PON col 70% dei fondi sprecato nelle mani di molte aziende è uno stabile buco di bilancio non solo economico, ma anche di credibilità dell’intero sistema della ricerca.
Lo stesso aspetto che siamo al ballottaggio per l’elezione di un rappresentante del CDA è una stortura. Un’azienda ha un CDA, il CNR andrebbe guidato da un consiglio scientifico che peschi i suoi membri nelle migliori Accademie scientifiche mondiali e non tra scienziati a riposo. In questo quadro noi dovremmo essere in prima fila a chiedere e rivendicare una seria, autorevole e indipendente Agenzia della ricerca, senza la quale nessun giovane ricercatore verrà mai finanziato. Noi da decenni competiamo per le amicizie e per l’anzianità: non competiamo per le migliori idee e i migliori progetti. Senza un enorme investimento in ricerca di base (almeno 20 volte i fondi attuali) continueremo a pietire dal potente di turno dei rimasugli di bilancio che serviranno solo a renderci ulteriormente complici del degrado morale e culturale in cui si è incanalato il Paese dalla scomparsa di Ruberti in avanti, oramai oltre 25 anni fa.

Roberto Defez

4 pensieri su “Che CNR vorrei

  1. carlob75

    Ottime argomentazioni Roberto, soprattutto se parliamo di ristrutturazione degli enti scientifici.
    Mi permetto di rilevare però come ci siano una serie di stereotipi che noi stessi dobbiamo superare come scienziati. Faccio come al solito l’avvocato del diavolo:
    1 – Uno scienziato con meriti scientifici è sempre una persona integgerrima? Penso di no. Forse dovremmo sviluppare una forma di concertazione almeno sui temi che rendono un ente un buon ente di ricerca e sui temi che rendono un ricercatore un buon ricercatore, come dire il problema del personalismo è sempre dietro l’angolo.
    2 – Un ricercatore è anche un buon manager della ricerca? Anche questo non è scontato, bisognerà ragionare su cosa rende un ricercatore un buon amministratore. I ricecatori sono gravati da numerose responsabilità amministrative, scientifiche e di ruolo. Io personalmente sono per lasciare più spazio a una “ingegnerizzazione” del lavoro del ricercatore cercando di fargli fare meglio ciò che sa fare meglio, solo in questa maniera si può sperare di essere competitivi. E’ innaturale che ognuno di noi sia così esperto di regolamenti e leggi sulla ricerca, se questo avviene vuol dire che la ricerca passa in secondo piano. Bisogna porsi nell’ottica che si lavora come squadra e non come gruppi o singoli in competizione.
    3 – In che misura un consiglio scientifico può imporre una linea scientifica senza considerare lo status delle risorse umane o lo status del panorama scientifico/tecnologico nazionale? Anche questo punto forse è degno di riflessione. Non si può andare sulla luna senza una buona conoscenza di cosa sia il CNR e la sua mappa di competenze. La dicotomia tra i ricercatori di serie A (quelli che decidono) e quelli di serie B (quali che eseguono ma non hanno diritto di parola) forse andrebbe resa meno dirompente. Sullo status nazional dico che la missione del CNR andrebbe forse superata e resa estremamente più chiara.
    grazie per gli ottimi spunti

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    1. robertodefez

      Tutti ottimi spunti e tutti condivisibili.
      1. Un buon scienziato è sotto la lente d’ingrandimento per le sue pubblicazioni. Se trucca i dati dovrebbe avere parecchi occhi addosso.
      2. Un buon scienziato non è necessariamente un buon manager. Anzi spesso non lo è, ma questo non vuol dire che chi valuta, chi indirizza può essere un burocrate incapace di apprezzare le qualità del bravo scienziato. Sopratutto chi finisce nei comitati o consigli che dovranno indirizzare la ricerca deve essere molto, molto, molto colto. Ossia capace di guardare cosa di buono sta emergendo prima che sia evidente a tutti.
      3. Le risorse sono fondamentali, ma il potere d’indirizzo deve esistere altrimenti diventiamo un contenitore di servizi a pagamento. Non ti sfugge di certo che ancora i ricercatori ed i Dipartimento sono valutati anche per le loro pubblicazioni, se facessimo solo servizio la qualità delle pubblicazioni potrebbe calare di molto. In questa ottica, ossia qualità delle pubblicazioni, non esistono ricercatori di serie A, B o C

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  2. diegononsosemispiego

    Cari Roberto e Carlo, vi ringrazio per i vostri contributi che, avendolo voi esplicitamente richiesto, hanno generato queste mie stringate riflessioni. In generale ho trovato molte delle affermazioni enunciate da Roberto lodevoli e condivisibili ma temo bisogni poi ricondurle alla realtà.

    1. “In larga parte i ricercatori italiani non abbiano sempre chiaro l’immenso ruolo, responsabilità, mandato e diritto/dovere del quale sono investiti”.
    Se sì, perché accade? Perché non sono compresi da questo compito, da questa missione? E’ solo un problema di conoscenza o anche di responsabilità sociale? E’ un problema di diversa inclinazione? Come riconosci e gestisci le vocazioni ? Fare ricerca è una missione o è una occupazione? Abbiamo il dovere di capirlo.

    2. “La difficoltà di imporsi del metodo scientifico a fronte di richiami illusori ed emotivi, di ingerenze da parte di incompetenti”.
    Perché accade ? E’ un problema culturale? Storico (la famosa Croce del Benedetto) ? di educazione ? incapacità comunicativa ? di cattivo reclutamento? La verità scientifica è assoluta o in costante divenire ? la realtà è quella che misuriamo? Come la proponiamo nell’era post-moderna ? Temi interessantissimi da dibattere

    3. “Comunità scientifica autorevole, integerrima, trasparente e feroce nel rivendicare i fatti contro l’incompetenza e arroganza”.
    Come si recluta e si seleziona? Come si afferma? Come si fa rispettare ? Come se ne tutela l’autonomia ? attraverso quali meccanismi ? Consiglio superiore della Scienza (CSS) ?

    4. “Missione prioritaria devono essere verso una ricerca di base di elevatissimo livello, una ricerca curiosity driven che consenta di fare immaginare un futuro ancora da tratteggiare, una ricerca che consenta di fare innovazione di prodotto e non solo di processo, una ricerca meritocratica dove nei concorsi i lavori scientifici dei candidati vengano letti e non contati, discussi e non pesati”.
    Sì ma come si fa? Come si pianifica? Come si riconoscono l’originalità, le genialità, il merito? Come si misurano così da poter attribuire loro le risorse di cui necessitano? Con i numeri che abbiamo, è possibile pensare a commissioni che leggono e discutono i lavori ? Vanno aboliti i concorsi?

    5. “Ma proprio per questo lo scienziato che va ad rivendicare fondi, progetti, infrastrutture per le sue discipline non può che essere cristallino nelle sue intenzioni ed interessi a costo di esporre tutti gli scienziati all’ostilità del pubblico”.
    In che senso? L’esperienza comune è di una ecatombe di proposte progettuali che sono dettate dalla sopravvivenza scientifica, non certo da interessi.

    6. “Al pubblico che ci guarda non è spesso chiaro che i fondi che ci finanziano non finiscono nelle nostre tasche, ma in borse, in strumentazioni e in materiali di consumo: questa trasparenza deve essere rivendicata e perseguita giornalmente. Il pubblico è il nostro interlocutore”.
    Proprio per questo avevo lanciato l’idea di una giornata di presentazione della ricerca, delle sue peculiarità, delle sue necessità, invitando ad esporre temi e tesi in un linguaggio comprensibile al pubblico, ai media, ai politici. Esordivo con La giornata tipica del ricercatore e così spiegavo, in parole semplici, proprio quel che viene richiamato. Il pubblico/il popolo non lo sa e la Carta vuole che lo sappia. Noi usiamo troppo spesso vetrine che ci vengono offerte su basi estemporanee ed individuali. Finiamo per compiacerci ma non incidiamo per la causa.

    7. “Lo stesso aspetto che siamo al ballottaggio per l’elezione di un rappresentante del CDA è una stortura. Un’azienda ha un CDA, il CNR andrebbe guidato da un consiglio scientifico che peschi i suoi membri nelle migliori Accademie scientifiche mondiali e non tra scienziati a riposo”.
    Sì è una anomalia ma è quello che abbiamo oggi e in attesa di avere un prestigioso Consiglio Scientifico, dobbiamo avere almeno un rappresentante scientifico in CdA, e non perderlo. Perché accada quel che viene auspicato il CNR deve pure migliorare la sua immagine Internazionale, diventare attraente, non affondare nella precarietà dell’esercizio, nella torbidità degli intenti.

    8. “In prima fila a chiedere e rivendicare una seria, autorevole e indipendente Agenzia della ricerca, senza la quale nessun giovane ricercatore verrà mai finanziato”.
    Assolutamente d’accordo ma vedo che questa semplice richiesta, questo semplice obiettivo non marcia, non trova sostenitori e ancora mi chiedo il perché. Perché si pensa diventi una sovrastruttura politica? Perché si pensa ostacoli i tanti traffici indecorosi cui per altro in molti si sono adeguati? Progettualità calate dall’alto e distribuite con criteri di appartenenza e convenienza, verrebbero presumibilmente spazzate via.

    9. “Uno scienziato con meriti scientifici è sempre una persona integgerrima?”
    In che senso ? Morale ? Bè se solleviamo questo punto non ne usciamo più e non perché sia favorevole all’immoralità e alla indecenza. Il merito scientifico è abbastanza facile da stabilire, l’idoneità morale, molto meno. Anche il Macchiavelli (Il Principe ) e il Marchese De Sade (Justine ovvero le disavventure della virtù) avevano una loro morale. Mi accontenterei del merito basato su credenziali scientifiche indiscutibili.

    10. “Un ricercatore è anche un buon manager della ricerca? Anche questo non è scontato” .
    Ma perché dovrebbe esserlo? Certo che non è scontato ma dovrebbe essere parimenti scontato che il manager che gestisce la ricerca non la affossi, non la svilisca, non elimi o isoli i più adatti perché i meno ossequiosi, faccia delle buone politiche di reclutamento, sappia attrarre attenzione e risorse , sappia pensare al futuro e alla formazione dei giovani e……

    11. “In che misura un consiglio scientifico può imporre una linea scientifica senza considerare lo status delle risorse umane o lo status del panorama scientifico/tecnologico nazionale?”
    Un qualunque Consiglio scientifico lo farà nella misura di quel che sa . Non è così proibitivo. Il CS di istituto verificherà risorse e risultati di istituto a fronte degli altri istituti e delle ricerche condotte sull’argomento a livello Nazionale e internazionale. Così via tutti gli altri. Se no che Consiglio è?
    DB

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    1. robertodefez

      Caro Diego,
      impossibile rispondere a tutto. Molti dei temi che tratti li ho discussi in Scoperta: come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia. Un tema tra i tanti mi piace approfondire: la valutazione dei grants o delle progressioni di carriera.
      Se il sistema è basato su un’analisi amministrativa siamo fritti. Quello che dobbiamo imporre è che sia basato su un’analisi scientifica.
      Oggi si fa un prefiltro per far arrivare pochissime domande: ad esempio 2 o 3 per ogni partita IVA: quindi 2 per tutto il CNR ed 2 per il più piccolo ente di ricerca o Università. E poi vallo a vedere come si scelgono quelle due application.
      Per cambiare serve l’Agenzia della ricerca (e non disperare perchè finalmente qualche segnale lo vedo, anche da Ministro e Primo Ministro). I commissari vanno pagati e il loro numero deve essere compatibile con il numero delle domande da analizzare. Ma i commissari vanno valutati e giudicati anche con meccanismi dove si blocca il grant di conniventi o si chiede conto al commissario del suo operato come individuo. Poi gran parte dei punteggi deve essere prefissato: non è accettabile, come è successo da persone che conosco, che per passare da ricercatore a primo ricercatore delle pubblicazioni siano state considerate non pertinenti agli interessi del Dipartimento per la persona col primo nome e invece il corresponding author delle stesse pubblicazioni si sia visto promuovere a Dirigente: queste “licenze” non possono essere più concesse e ognuno deve sapere anni prima come verranno valutate le sue pubblicazioni e se ha senso presentarsi al concorso oppure no. Io devo poter indirizzare le mie pubblicazioni per potere fare carriera e queste sono scelte fondamentali.
      Oggi si premia sopratutto l’individualismo (un ricercatore un gruppo), invece va premiato anche il fatto di comporre grandi gruppi di ricerca, ma entrando nel merito delle pubblicazioni perchè se ne ho 50 ma mai come autore di riferimento, allora sono un tecnologo e per capire la qualità della persona ho bisoghno di una valutazione scientifica attenta, paziente e competente.

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