PRIMA RIFLESSIONE sull’ESITO DEL BALLOTTAGGIO

Il risultato emerso dalla fase finale, di ballottaggio, per la scelta del rappresentante del personale CNR nel CdA dell’ente non poteva essere più chiaro: a dispetto degli auspici della vigilia e degli slogan utilizzati nella campagna elettorale, l’elettorato si è spaccato in due metà pressappoco equivalenti: la prima composta prevalentemente da tecnici, personale amministrativo e personale di ricerca precarizzato/stabilizzato, la seconda prevalentemente rappresentata dai ricercatori. E’ un bene? E’ quello che si voleva ottenere? Questa situazione migliorerà la produttività dell’Ente? La sua rappresentatività?  L’adempimento della sua missione? Renderà più facilmente risolvibile qualcuno degli aspetti problematici, riconosciuti da tutti i candidati, sollevati con le dieci domande?  Sarà il tempo a dirlo. Speriamo solo che chi conduce attività di ricerca, recuperando da tempo risorse essenziali alla sopravvivenza stessa dell’Ente e alla sua riconosciuta produttività , non debba essere emarginato anche all’interno oltre che esserlo da tempo immemore dall’esterno, in un Paese che continua a non capire quanto sia indispensabile produrre nuova conoscenza e innovazione.

Può essere che personalmente, e dopo aver meglio riflettuto, offrirò in futuro ,ai nostri pochi lettori, un’analisi meglio dettagliata di quanto accaduto e dei suoi potenziali riflessi per l’Ente CNR, ma ora che il sacrificio, da parte mia, è compiuto desidero chiarire un paio di cose che riguardano le accuse, poche per la verità ma ingiuste, mosse al blog Comancio riguardo la sua neutralità, in sede di svolgimento della campagna elettorale, e un evocato elitarismo dei contributi proposti. Comancio può ben rivendicare di avere condotto negli atti e negli scritti un’azione efficace di apertura generalizzata a tutti i candidati perché il suo dichiarato obiettivo era quello di farli esprimere e confrontare a prescindere dalle loro qualifiche e dalle fazioni. Il metodo di confronto lo abbiamo proposto ed esportato noi, compreso quello in una sede centrale che è apparsa sorpresa, noi abbiamo confezionato le domande, noi abbiamo ospitato, parlato e persino consigliato tutti i candidati che ci hanno onorato di contattarci e che hanno richiesto la nostra presenza (a nostre spese), nessuno escluso. Dato l’esito ricordato all’inizio, un esito di fatto divisivo, abbiamo clamorosamente fallito e questo deve essere motivo di nostra riflessione.

D’altra parte è bastato che noi ci ribellassimo in nome di tutta la nostra comunità ad una intromissione indebita, sconclusionata e interessata di un Giornale nella nostra campagna elettorale (a proposito il loro obiettivo è stato raggiunto, in tutta evidenza) perché venissimo accusati di parzialità, mentre rifiutavamo di schierarci, benché sollecitati. Se poi essere elitari vuol dire proporre delle analisi, riflettere su quel che accade, stimolare contributi da altri, grandi elettori che non ne hanno dato alcuno, bene siamo orgogliosi di esserlo perché ci rifiutiamo di cedere al sonno della ragione che, a dispetto di frenesie comunicative vuote, e impersonali, sembra stendersi piano piano ma inesorabilmente su larghe fette della società. Stiamo attenti ad accusarci al nostro interno di elitarismo perché in questo modo, forse inconsapevolmente, aggiungiamo argomenti a chi nella società sta conducendo già da tempo battaglie anti-scientifiche. Questo dovevo a me stesso, prima che allo spirito originale di Comancio, non esattamente quello di Manitù. Saluti. DB  

20 pensieri su “PRIMA RIFLESSIONE sull’ESITO DEL BALLOTTAGGIO

  1. andrea orlandini

    “l’elettorato si è spaccato in due metà pressappoco equivalenti: la prima composta prevalentemente da tecnici, personale amministrativo e personale di ricerca precarizzato/stabilizzato, la seconda prevalentemente rappresentata dai ricercatori.”

    Su quali basi fate questa affermazione? Avete degli exit poll vostri? O è una vostra supposizione?

    Grazie

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  2. Marco Leonesio

    “L’elettorato si è spaccato in due metà pressappoco equivalenti”: vero, lampante, apodittico.
    “la prima composta prevalentemente da tecnici, personale amministrativo e personale di ricerca precarizzato/stabilizzato, la seconda prevalentemente rappresentata dai ricercatori”: poiché il voto è segreto, in mancanza di un campionamento statisticamente corretto, temo che questa affermazione sia soggetta a margini di incertezza troppo elevati per risultare significativa.

    Per il resto, grazie Comancio del “sacrificio” e continuate a tenere alto il livello della discussione!

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    1. paolonefr

      …penso di poter dire che Diego si riferisca non ai voti espressi nell’urna, ma ai destinatari delle proposte dei due candidati.
      A me pare evidente che Fantini e Mocella abbiamo indirizzato le loro campagne su potenziali elettori con esigenze piuttosto distinte tra loro, ed è ovvio che così fosse soprattutto in vista di un ballottaggio. La cosa che era meno scontata, a mio parere, è che questi due potenziali elettorati risultassero nei numeri quasi equivalenti.

      Personalmente non condivido l’ottimismo del DG Brignone sulla partecipazione al voto: 3266 colleghi (e ancora di più i 2874 al “primo turno”, quando la scelta era tra 7 candidati differenti) che hanno scelto di non scegliere a me sembrano un’enormità.

      Paolo Villa

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  3. Marilena Ripamonti

    Caro Diego, per prima cosa contesto la tua descrizione della platea dei votanti, a meno che tu abbia condotto una analisi sui numeri dei votanti, cosa che mi lascerebbe perplessa visto che il voto rimane personale e segreto (se uno vuole). Inoltre, mi chiedo se avresti scritto le stesse parole meste e direi pure un po’ risentite, rispetto ad un CNR diviso se invece avesse vinto Mocella, spero di si. Sarebbe questo, secondo te, l’effetto che l’articolo de “Il Giornale” avrebbe avuto? Personalmente credo che non abbia assolutamente influito, ma ti ricordo che l’unico ad averlo utilizzato come strumento elettorale è stato Vito Mocella. Mi sarei comunque aspettata che alla fine del tuo intervento ci fosse comunque un augurio di buon lavoro per il nuovo rappresentante in CdA, magari con la promessa di stargli col fiato sul collo, perchè dovrà essere il rappresentante di tutti noi e che noi tutti dovremo stimolare per il bene del CNR e della Ricerca Pubblica in Italia.
    Marilena

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  4. diegononsosemispiego

    Quel che colpisce nella risposta tempestiva e congiunta di Andrea, Marco e Giulio, è, oltre alla evidente suscettibilità, la strumentale richiesta di dati numerici che non posso avere, ma questo è solo un modo, nemmeno tanto nascosto, di non affrontare la questione che l’esito della votazione pone, un modo di nascondersi dietro ad un dito. L’esito pone un problema di rilievo, per chi lo vuol vedere. E’ come se a seguito della mia riflessione sull’articolo del Giornale fossi stato chiamato a provvedere le prove di un fatto che era così eclatante nella sua volontà di delegittimazione temporizzata da essere persino riconosciuto da uno di voi. Sappiate cari Andrea, Giulio e Marco che ho personalmente e tempestivamente approvato i vostri commenti al mio post anche se privi di alcun contributo analitico che, se capisco bene dal vostro sarcasmo offensivo, non volete o non sapete dare, per non confondervi con un vostro collega che si è sforzato di dare una sua personale interpretazione dell’esito del voto. Potevate fornirne un’altra, la vostra ma avete preferito aggredire e dileggiare. Chiaro che in assenza di un pensiero compiuto, di una riflessione ragionata, non vi seguirò su questa strada che vi piaccia o meno. Sì sono sofisticato, amo ragionare, farmi domande, proporre interpretazioni e la barbarie nella comunicazione non mi appartiene. Prendetene atto, una volta per sempre. Saluti . PS: ringrazio Paolo per il suo commento comunque da me non sollecitato.

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    1. In effetti è un peccato non averli i dati ripartiti perché aiuterebbero a capire meglio quali sono equilibri e desideri delle varie componenti (e questo è sicuramente un dato emerso chiaramente in questa campagna elettorale) che esistono e si considerano cosa ben distinta, del CNR.
      Non è una bella notizia, così come non è stato bellissimo il clima del dibattito che, al di là di una formale correttezza, ha messo in luce una divergenza di opinioni ed aspettative, lecite ma in alcuni aspetti incomprensibili.
      Dispiace (almeno a me dispiace) che non sia passata una linea di maggiore autogoverno dell’ente. D’altra parte era evidente che a tale progetto si sarebbe contrapposto chi ha gestito il governo del CNR, pur nelle articolazioni dei vari ruoli, fino ad oggi. Con questo dovremo fare i conti tutti e, soprattutto, chi sperava di poter interagire con un sistema più snello e meno dipendente da logiche che poco hanno a che fare con la missione di un ente di ricerca.
      Da un punto di vista strategico appiattirsi su posizioni ministeriali e sindacali che ci vedono in nettissima minoranza rispetto ad altri settori (e.g. la scuola) non è la cosa più lungimirante da fare. Vedremo come si andrà a finire.
      In ogni caso si sono aperti, o sono balzati agli occhi di tutti, degli spazi di discussione come questo e faremmo bene a tenerli vivi.
      Grazie per il lavoro fatto in questi ultime settimane.

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    2. Giuseppe Mattioli

      Cari colleghi
      Deponiamo le armi! Anche io non condivido molto l’analisi del voto fornita da Diego, peraltro impossibile da verificare. Fra le altre cose anche perché conosco personalmente molti ricercatori “anziani” che hanno manifestato l’intenzione di votare per Fantini. Certo poi il voto è segreto… Non serve nemmeno l’istituto Cattaneo per capire che nell’analisi dei flussi elettorali tra il primo ed il secondo turno molti voti di coloro che avevano votato per “un ricercatore” -che inutilità che c’è in queste distinzioni, come se il ruolo fosse più importante della persona che lo incarna- non siano andati a Mocella, indice a mio parere di una certa antipatia di una larga parte del personale che avrebbe votato per chiunque altro. Credo inoltre che più dell’articolo sul Giornale abbia negativamente pesato l’ossessivo eccesso di comunicazione (francamente piuttosto kitsch) di Mocella durante la campagna elettorale. L’atteggiamento molto più pacato di Fantini ha invece pagato. Resta un fatto innegabile, di un ente che secondo me non è spaccato nel modo in cui dice Diego, ma è comunque spaccato! Un ente spaccato non è quello che ci serve adesso. Per unirlo però serve secondo me un pre-requisito fondamentale: bisogna reinventare senza preconcetti il ruolo delle persone che lavorano all’interno del nostro ente, e partire da questa nuova “autocoscienza” per imprimere dall’interno un segno sulla ragion d’essere del CNR. Mi riallaccio in questo ad alcune delle tematiche sviluppate da Diego. La tendenza all’elitarismo, cioè alla salvaguardia dei nostri interessi corporativi, è la tendenza distorsiva che si oppone diametralmente all’atteggiamento antiscientifico che fa presa su parte della società civile. L’ignoranza non si combatte con l’arroganza del ruolo, ma con la pazienza della buona politica. Bisogna quindi recuperare una visione più ampia del significato generale che ci permette di portare a casa tutti i mesi stipendi mediamente molto più alti di quelli di tutti coloro che ci invidiano e ci ritengono un costo inutile. Stipendi che in sovrappiù tendono ad aumentare automaticamente per anzianità. Invece occorre ricordare che l’articolo 33 che protegge la libertà costituzionale del ricercatore acquista senso solo se viene messo nel giusto ordine di priorità. Dovremmo quindi essere pronti a rispondere del fatto che siamo prima cittadini, quindi sullo stesso piano della collettività che costituisce il nostro principale stakeholder, successivamente lavoratori, quindi sullo stesso piano di tutti i lavoratori ed in particolare di tutti quelli che come noi lavorano nell’ente, con i quali dobbiamo condividere aspirazioni ed obiettivi professionali, ed infine scienziati, con la nostra competenza che, al netto di tutti i rituali esoterici del nostro mestiere, che pure esistono, deve essere comunque messa a servizio di quella collettività che ci paga. Deporre le armi significa quindi compiere un primo passo per la formazione di una comunità che sia coesa all’interno, compatta nel perseguire i suoi obiettivi comuni e aperta all’esterno nel fornire un contributo non spocchioso alla costruzione della società civile e politica del Paese. In questo contesto io credo sia arrivato il momento di sottometterci con umiltà a quelle procedure, per quanto elaborate in autonomia e con il nostro indispensabile contributo, che permettano una valutazione personale trasparente della produttività scientifica; tutt’altra cosa naturalmente rispetto al controllo dell’orario di lavoro o del lavoro fuori sede. La stessa umiltà che servirebbe nel confronto con i cittadini, ricordando che tutte le volte che si compiono scelte difficili per la spesa di denaro pubblico i processi politici democratici di costruzione del consenso debbano essere non solo salvaguardati ma assunti come norma, e non c’è premio Nobel che possa dire “si fa così perché io so’ io e voi non siete un c***o” come il Marchese del Grillo. E non mancano nella storia recente atteggiamenti “scientisti” riconducibili in un modo o nell’altro a conflitti di interesse…
      Recuperare in questo modo il nostro ruolo sociale ci consentirebbe con più forza e con una sola voce di bussare alle porte dei nostri organismi direttivi, del MIUR che è il nostro principale controllore istituzionale e del Parlamento, come voce autorevole del sistema della ricerca pubblica. Invece per anni abbiamo semplicemente atteso e subito le scelte, accontentandoci. Il movimento per il superamento del precariato da questo punto di vista deve essere preso ad esempio dei risultati che si possono raggiungere; e su questo Diego ha probabilmente ragione: precari (quelli che hanno potuto votare) ed ex precari hanno massicciamente votato per il cambiamento, perché si sono sentiti traditi dai meccanismi di selezione del personale, messi in atto dal Presidente e dal CdA con la connivenza dei colleghi più anziani. Ed hanno riconosciuto in Mocella un simbolo del naufragio di tali politiche di selezione del personale. Un’altra delle tante fratture che tutti noi, assieme a Fantini, siamo adesso chiamati a ricomporre.

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    3. Marco Leonesio

      Sottoscrivo la risposta di Orlandini: anche da parte mia non c’è strumentalità, né suscettibilità nella risposta. Sebbene Fantini si rivolgesse “anche” a T/A, semplicemente non sono sicuro che sia stato votato “prevalentemente” da questi (assumendo che prevalentemente vuol dire che almeno il 50% dei voti di Fantini arrivi da T/A).

      E’ vero, invece, che sono stato sarcastico quando ho ringraziato per il “sacrificio”, mutuando una tua espressione, in quanto l’ho ritenuta un po’ sopra le righe. Ma di questo mi scuso sinceramente.

      Mi dispiace anche di non contribuire in modo più sostanziale alle varie discussioni, ma in queste cose sono lento e pigro.

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    4. paolovillairea

      Caro Giuseppe,
      concordo sul fatto che un ente spaccato sulle figure dei rappresentanti in CdA non sia ciò che serve (né adesso né in altre occasioni), e del resto a me impressiona più di altro l’astensione di 1/3 abbondante dei colleghi. Questo perché la vera spaccatura che io vedo all’interno del CNR, divenuta se possibile più evidente negli ultimi anni, è quella tra chi detta la linea (i vertici) e chi la subisce (tutti gli altri). E’ in questa dinamica che io ho inquadrato il lavoro di Vito Mocella come rappresentante in CdA in questi 4 anni, ed è in questo contesto che ne ho apprezzato l’operato e il punto di vista e ho scelto di votarlo alle recenti elezioni.
      Ciò premesso, faccio fatica a capire la ricetta che proponi (non so se a titolo personale o portando qui la voce dei PU) per (ri)acquistare l’unione che dici perduta, all’insegna di concetti vaghi come reinventare il ruolo dei lavoratori e incidere sulla ragion d’essere del CNR (già ben coperti a mio parere dall’Art. 2 dello Statuto), e ammiccamenti anti-élite su stipendi ed essere al servizio della collettività.
      Credo che come ricercatore di un ente pubblico il mio compito primario sia quello di mettere a frutto le mie capacità e le competenze che ho maturato nel tempo, in squadra con i colleghi coinvolti su una tematica o un progetto di ricerca, per aumentare il livello di conoscenze scientifiche che sono quindi messe a disposizione dello sviluppo (non solo, né principalmente, economico) del Paese. Credo altresì che se il CNR (o altri a livello superiore) frappone in qualche maniera ostacoli (di tipo gestionale, burocratico, economico, infrastrutturale) all’attività di ricerca, sono questi ostacoli e le loro cause che dobbiamo mettere al centro del mirino.
      In questo senso, il cammino che tu auspichi mi pare guardare al dito (coesione e umiltà) e non alla luna (l’atteggiamento esasperatamente verticistico del CNR, connesso con l’indirizzo ministeriale).
      Sappiamo infatti dalla storia anche recente come una scienza che risponde alle direttive del vertice (anche quello che è diretta espressione della volontà popolare), corre il rischio non secondario di prosperanti conflitti di interesse, quando non di derive disumanizzanti. Per questo la Costituzione garantisce la libertà di ricerca e non parla di PNR.
      Del resto, non vedo perché una comunità di ricercatori CNR coesa nel nome dell’umiltà e del servizio a una non meglio definita collettività – ovvero più docile alle parole d’ordine della politica contemporanea – possa avere più successo nel farsi ascoltare da chi tiene “i cordoni della borsa”, e anzi mi pare che corra il pericolo di divenirne succube, con tutte le conseguenze del caso.
      Per una persona innamorata della conoscenza, svolgere e diffondere l’attività di ricerca è il servizio più grande che può offrire ai proprio concittadini, e di questo il ricercatore deve essere fiero, e difendere la sua attività da chi tenta di impedirglielo. Troveremo sempre qualcuno che proverà a limitare tale libertà, ma la storia dell’uomo nasce dalla ribellione (al dio, al padre); l’importante è individuare bene l’avversario contro cui ribellarsi, da cercare nella causa del tuo malessere.

      Chiudo sulla tua chiosa, che spero sia solo una tua interpretazione dei risultati, perché trovo disturbante pensare che tra i colleghi al CNR ci sia una fetta che possa aver visto in Vito Mocella un simbolo delle distorsioni nel reclutamento del personale al CNR. Si tratterebbe infatti di una frattura immaginaria, come altre che del resto sono state introdotte subdolamente ma artatamente in campagna elettorale (ricercatori contro TA, precari contro strutturati), e come tutte le fantasie sarebbe difficile da ricomporre senza strappi con la realtà, che fanno sempre male.

      Paolo Villa
      (un CoMancio)

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  5. andrea orlandini

    Caro Diego,

    Non c’è ne strumentalità ne suscettibilità nella mia risposta (non parlo per conto di altri).

    Tu hai fatto un legittimo commento sul voto. Io ho chiesto su quali elementi hai basato questo commento.

    Dire che Fantini è stato “prevalentemente” votato dal personale T/A e precarizzato/stabilizzato è per me una semplificazione. E questa distinzione (questa si divisiva) è una semplificazione che è stata portata avanti per tutta la campagna elettorale essenzialmente dai sostenitori di Mocella.

    Infine, rilevo che anche augurare buon lavoro al neo eletto sarebbe stato il…”minimo sindacale”

    Per il resto, ho “scoperto” COMANCIO proprio in occasione delle elezioni, ho apprezzato certi contenuti e criticato altri, cosa quest’ultima che credo sia lecita. Altrimenti diventa un parlare a se stessi.

    Da parte mia, spero che si possa continuare a discutere anche qui.

    A presto,
    AndreA

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  6. carlob75

    Rilevo in questa fase come sia importante, comunque voltare pagina.
    Lo avrei scritto ugualmente se avesse vinto Vito Mocella. Saranno quattro anni importanti, si può essere divisi come pensiero ma non come capacità di vederci tutti sulla stessa barca.
    Se riconosciamo cattiva fede a priori in chi non la pensa come noi abbiamo perso in partenza, intendo come insieme di persone pensanti e che mirano a un ruolo di indirizzo sociale.
    Ci può anche essere una dialettica fisiologica e ,perchè no, un sano antagonismo che non deve però scemare in svalutazioni reciproche.
    Come co-amministratore di questo blog, c’è sempre stata da parte mia di Diego e degli altri Comanci, l’idea di renderlo un contenitore di pensiero lucido per poter far crescere il CNR.
    Proprio oggi Diego ha postato un bell’articolo di Defez sul pensiero scientifico e sul metodo.
    Ecco se riuscissimo a mantenere lo stesso metro di dialogo che ci viene richiesto in altri ambiti all’interno di questo blog sarebbe perfetto.
    Per dirla in termini Hegeliani con tesi, antitesi e sintesi.
    Ma sempre nel rispetto dei nostri interlocutori.

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  7. diegononsosemispiego

    CONTRIBUTO DI PATRIZIA LAVIA, IBPM ROMA
    CONTRIBUTO DI PATRIZIA LAVIA, IBPM ROMA

    Premessa : Dopo averne ottenuta l’autorizzazione, pubblico con molto piacere questo contributo già apparso sul sito Il Nostro CNR, e sarebbe utile pubblicare anche la risposta di Appomatox e la contro replica di Patrizia, perché lo trovo interessante a prescindere dal convincimento che lo ispira che, sebbene possa non essere condiviso da alcuni, è espresso in modo analitico, riflessivo e stimolante di una discussione, un confronto che dovremmo sapere sviluppare e gestire in modo ragionato e costruttivo, come per altro anche gli ultimi interventi di Raffaele, Giuseppe e dello stesso Andrea avevano iniziato a fare. Proporre una chiave di lettura, esprimere un parere in modo organico e ispirato non può essere una colpa. Per questo non possiamo abbandonarci a commenti sbrigativi e indisponenti e dobbiamo smettere di aggredire o di recriminare.

    Colgo l’occasione per chiarire a Marco che quando parlo di un sacrifico personale, mi creda lo è stato, quello di sobbarcarsi il compito di mantenere viva e indirizzata, entro i dovuti canoni dialettici, una campagna elettorale che per me non era una priorità. Dovrebbe infatti essere noto che il mio obiettivo, quello originale di Comancio, era l’assemblea degli stati generali della ricerca al CNR. Accettata invece la deliberazione degli altri soci comanci al tempo presenti, mi sono poi trovato a sostenerla in gran parte da solo, con il fastidio di alcune sgradite incomprensioni. Spero di aver chiarito. Devo poi comunicare di aver fatto personalmente, nella giornata di ieri e per telefono i complimenti a Nicola Fantini. Ora la cosa più importante : il contributo di Patrizia.

    THE DAY AFTER
    Ieri il personale CNR ha eletto l’unico componente eletto nel CdA a fronte dei 3 componenti + il Presidente, tutti nominati dal ministro. Nicola Fantini, al quale faccio tanti auguri per un compito difficile, ha convinto di più con il programma il CNR di tutti. A lui il riconoscimento di aver evidentemente fatto una migliore campagna elettorale.
    Prime riflessioni spicciole: In certi momenti, quello che avrebbe dovuto essere un confronto serrato ma civile su temi importanti è degenerato. Altra riflessione: l’organizzazione capillare vince.
    Ma l’esito, e i numeri diffusi dal DG, suggeriscono anche altre riflessioni.
    1) la distanza tra i due candidati è 137 voti, corrisponde a 1.5% degli aventi diritto. Elettorati numericamente simili, ma visioni sostanzialmente diverse. Il CNR non sarà di tutti per il prossimo quadriennio perché non può esserlo. Le visioni sono inconciliabili. Il CNR sarà di chi ha vinto.
    2) 225 colleghi (quindi, una parte maggiore dello scarto tra i due) hanno detto di non poter scegliere. A mio avviso questa parte sta dando un’indicazione importantissima; sta dicendo non va bene nè l’uno nè l’altro, sta dicendo che ci sono limiti insuperabili in entrambi i programmi o in entrambi i candidati. Sta dicendo che non vuole votare per la contrapposizione tra primato della ricerca e primato del personale, e che non ha trovato in nessun programma un sufficiente indirizzo di forza e/o credibilità sullo sviluppo del CNR. Credo che questa critica vada presa in seria considerazione. Forse a questi Nicola dovrà dare un certo ascolto.
    L’esito del voto, a mio avviso, apre anche una frattura di concezione sugli scopi istituzionali del CDA.
    Il CDA del CNR non è un piccolo parlamentino. Se lo fosse, naturalmente sarebbe sacrosanto che il rappresentante fosse programmaticamente il rappresentante di tutte le categorie che contribuiscono in qualsiasi modo a tenere in piedi l’Ente. Ma da statuto il CdA non è un parlamentino. Da statuto, è l’organo di governo che decide le linee di sviluppo strategiche del consiglio nazionale delle ricerche e come amministrare le risorse per implementare tali linee strategiche. Esprimere un ricercatore sarebbe stato un punto d’orgoglio, quello sì, per tutto il personale. Ma questo orgoglio non è sentito o non è diffuso.
    il voto di ieri dice che il personale CNR è diviso sulle priorità e gli scopi del proprio CdA, e pur con una minoranza stretta, non pensa che nel CNR ci sia un primato della ricerca, ma appunto un primato del personale. Senza dubbio Nicola si impegnerà per completare le stabilizzazioni e quel tipo di sofferenza forse arriverà a soluzione. E’ giusto nella misura in cui non si può tenere la gente a lavorare in forme precarie per decenni. Ma dopo aver completato la sanatoria straordinaria, quali sono le prospettive del CNR, il futuro degli altri che non si sono trovati ad avere una forma di contratto dal giorno x al giorno y (date contemplate dalla Madia)? Basterà avere tre anni di contratto? Questi contratti continueranno a essere assegnati come?
    Inoltre, più importante, ci sarebbe da riprendere la battaglia per l’autogoverno, modificando profondamente la struttura del CdA e cercando di avvicinare il governo del CNR a quello degli enti europei. Parte del personale però ieri ha detto che la rappresentanza prescinde dalla missione dell’Ente. Evidentemente i ricercatori sono percepiti come degli arroganti in senso letterale, gente che si vorrebbe arrogare il diritto di contare. Paradossalmente, è andata come voleva la Gelmini, che non riconobbe l’esito delle prime elezioni mai svolte al CNR. Credo che soprattutto i giovani ricercatori faranno bene a rifletterci. Il giorno dopo essere stati assunti, si devono porre il problema di cosa fare con il loro cervello e di come farlo, con quali mezzi e quali prospettive, per non restare in eterno i “giovani di laboratorio” di ben finanziati capi, ma sviluppando la loro creatività che dia anche qualcosa al paese.

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  8. uamato

    I Comanche sono stati una popolazione in grado di abbinare l’arte della diplomazia all’innato e temuto spirito guerriero. Erano abilissimi nel cavalcare il cavallo, mostrando un portamento allo stesso tempo fiero ed elegante.
    Durante le elezioni al CdA, Comancio ha saputo interpretare benissimo lo spirito diplomatico del popolo cui si ispira, con una pervicace azione dai toni bassi, politically correct, concentrazione sui contenuti, orgogliosamente portata avanti in tutti i contesti e in tutte le occasioni ed anche rivendicata.
    Senza invocare alcun nesso di causalità, ora sappiamo com’è finita la competizione: la barbarie (a scanso di equivoci, parlo in termini culturali visto il sito che gentilmente mi ospita) al potere. Una nullità dal punto di vista scientifico (qui non c’è indicatore bibliometrico che tenga), a dispetto degli obblighi di “alta qualificazione tecnico-scientifica” previsti dallo Statuto per il componente al CdA del personale e puntualmente ignorati dalla Commissione elettorale. Un disprezzo dell’etica che mette sullo stesso piano chi ha una condanna per danno erariale (con aggravante del dolo) ed è indagato per ancora più gravi reati con chi denunciandoli è stato oggetto di un bombardamento di attacchi personali dentro e fuori l’Ente; che arriva a mentire spudoratamente rilanciando incredibili accuse di fake news.
    Comancio ha di fatto contribuito a dare credito ad una persona che credito non ne aveva e che, volente o nolente, è il risultato di un coacervo di interessi interni ed esterni all’ente che nulla hanno a che vedere con la ricerca.
    Quello che è successo non è niente di diverso da quello che sta accedendo nella politica italiana, incluse le modalità mediatiche di comunicazione. Solo che l’abitudine a pensare, requisito fondamentale per chi lavora nella ricerca, poteva far sperare in una certa immunità da strategie mediatiche basate sul diffondere falsità mediante parole chiavi usate come mantra, insomma in un voto di cervello più che di pancia. Così non è stato. La centralità della ricerca è stata fatta passare per ostilità nei confronti di tecnici e amministrativi; la rivendicazione del merito come avversione per i precari. Tutte false divisioni, per nascondere la vera divisione esistente, tra il vecchio sistema consociato con i sindacati confederali, che ora potrà tornare agli antichi fasti, e la speranza del rinnovamento vero, quello che si oppone ai poteri, che abbiamo assaporato per la prima volta negli ultimi 4 anni. Una parte dell’elettorato ha preferito agire come quel marito che per fare dispetto alla moglie si evira.
    A questa poderosa macchina, resa capillare da un’azione persuasiva dei sindacati senza precedenti, Comancio ha risposto con la neutralità, senza schierarsi. E’ un atteggiamento legittimo, come lo fu l’Aventino. Peraltro erano evidenti le due anime interne distinte tra la sofferenza di non potersi schierare imprigionati dall’assioma della neutralità ed il godimento invece provato nell’affermare tale neutralità a tutti i costi. Per carità, atteggiamento comune anche al di fuori di Comancio, con virgole scandagliate a fondo senza rendersi conto degli immensi punti esclamativi che incombevano. Atteggiamenti che a titolo di efficace resa ho etichettato come “i signori del cazzo”. Il culmine è stato di gran lunga il post di un Comancio a seguito dell’infame attacco giornalistico a Vito (che riporto in calce come monito di insegnamento a imperitura memoria per i Comanci).

    Il mio vuole essere un invito alla riflessione. Temo che molti Comanche (quelli veri) si rivoltino nella tomba a vedersi accomunati ad una simile strategia neutrale. Sotterrate l’ascia, convertitevi alla lotta e alla resistenza, quella con le scorribande, per cui i veri Comanche erano famosi. Il cavallo ai Comanche non serviva per eleganti e raffinate passeggiate, ma per cacciare e combattere; in una parola per sopravvivere. Altrimenti abbiate rispetto per la popolazione cui vi ispirate e, in un impeto di dignità, cambiate nome. Se volete posso suggerirvene qualcuno, ma temo che non vi piacerebbe.

    Augh da un fratello di un’altra tribu che sta decidendo cosa fare con l’ascia

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    1. uamato

      Sento di dovere delle scuse a Nicola Fantini e a quanti tra i suoi elettori lo hanno votato convinti del suo programma e/o della sua persona per il tono del precedente messaggio, inappropriato dopo la chiusura delle elezioni, pur rivendicandone i contenuti.

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    2. carlob75

      Gentile Umberto,
      credo in estrema sintesi che la tua risposta rinchiuda tutti i motivi per cui molte persone si disaffezionano al dibattito per il CNR e abbandonano l’attivismo.
      Seppure i tuoi pareri siano leciti sconfinano spesso
      – nell’insulto personale
      – nella criminalizzazione di una fetta ampia di colleghi
      – in atteggiamenti al limite dell’illegale, con la pubblicazione di stralci di conversazioni private (pratica che io trovo fortemente scorretta)
      Se non tutte, trovi molte delle risposte che cerchi sull’esito delle elezioni proprio nel tuo messaggio. Questo atteggiamento irrispettoso non paga, e spero che tu stesso te ne sia reso conto, come deduco da alcuni tuoi messaggi successivi. Al di là del discorso politico questi atteggiamenti, dal mio punto di vista, non sono ammissibili soprattutto per chi ha un incarico da dirigente nel CNR e che rivendica una visione omnicomprensiva per l’ente.
      Con riferimento alla conversazione, privata, che hai riportato in maniera proditoria ho sempre manifestato solidarietà a Vito in tutte le sedi e mi sono raccomandato con lo stesso Nicola per la stessa manifestazione di solidarietà, cosa che lui avrebbe comunque portato. I chiarimenti che ho chiesto riguardavano i punti sollevati dal giornale per capire meglio come rispondere all’esterno e come evitare attacchi strumentali. In questo senso si pone la mia riflessione più ampia dei conflitti di interesse di un membro del CdA che non riguardano certo Vito, come ho pure precisato. Sono, proprio per questo, conversazioni che sono state fatte in una chat privata.
      Posso capire il dissapore sulla convergenza di vedute di schieramenti diversi anche se solo in alcuni frangenti. Se fosse dipeso da te avresti probabilmente preferito una lotta con le clave. Ma un dibattito civile deve prevedere una argomentazione più logica e pacata senza costringere un elettore ad assistere ad accuse “ad hominem” francamente penose. So che una parte dei colleghi non la pensa così e li lascerò al loro tipo di lotta, ma altri sono francamente estenuati da diatribe che non risolvono uno solo dei tanti problemi del CNR.
      Quindi per quel che mi riguarda chiudo la polemica qui e mi concentro su altro, sperando che anche tu possa sotterrare la tua immancabile ascia da guerra. Almeno per un po’.

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    3. uamato

      Carlo, mi hanno informato della questione del tuo post riportato su codesto sito (come forse avrai notato mi sono allontanato da Whatsapp per riflettere meglio). Ti rispondo qui visto che è il luogo dove avevo riportato il post; peraltro ho visto che ne accenni in un altro post sempre su codesto blog.
      Il punto è che la mia comprensione/accettazione di Whatsapp è (forse) paragonabile a quella di Diego (per citare una persona vicina a te; Diego ti prego non fraintendere, non vuole essere un’offesa ma solo un attestato di simpatia reciproca per chi è costretto ad usare questi strumenti infernali senza averne la mentalità e non ha difficoltà a riconoscerlo). Mi è chiaro che una conversazione tra poche persone che si conoscono è una conversazione privata. Tuttavia non mi è venuto minimamente in mente che un gruppo composto da un numero elevato di persone (centinaia?) di cui (almeno per quello che mi riguarda, immagino sia così per tutti gli utenti) non conosciamo la numerosità, non conosciamo l’elenco, quando ne conosciamo una parte non abbiamo che un numero di telefono a meno che il numero non sia già in rubrica; ecco, che un gruppo così costituito possa considerarsi privato, e sperare che quanto viene detto da una persona rimanga nella cerchia di persone a lui tutte note. Ma questa è una mia ignoranza, per cui se ho violato qualche legge certamente è stato involontario. Del resto sono ormai parecchi anni che riporto fatti ed opinioni, come dire, scomode, e puoi immaginare come stia ben attento ad avere sempre le documentazioni di appoggio. Inoltre non mi ha certamente aiutato la tua naturale attitudine a riportare il tuo pensiero sui diversi strumenti social in modo che abbiano la più ampia diffusione. Infine, il tuo post (che non hai indirizzato, da quello che desumo, personalmente a Vito chiedendogli di soddisfare la tua “curiosità”) non era offensivo nei confronti di chicchessia, non aveva toni forti denigratori, riportava una tua legittima richiesta a Vito di rendere conto delle accuse che gli aveva mosso Il Giornale. Insomma niente di cui poi vergognarsi, anzi un servizio reso alla intera comunità scientifica, come tu stesso hai menzionato nel post.
      Comunque si dice che la legge non ammette ignoranza; quando procederai vedrò il da farsi.
      P.S. Mi scuso ancora con i lettori poco interessati a questioni di fatto personali

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  9. diegononsosemispiego

    Leggo solo ora e con stupore assoluto. Risponderò in seguito in modo costruttivo come è giusto che faccia. Per onor di verità voglio però chiarire che fino alla lettura di questa mattina non ero per niente al corrente del commento che l’altro unico Comancio, che so che scrive, ha fatto sull’episodio del Giornale. Avrebbe per lo meno dovuto dire che sì ne abbiamo discusso manifestando un giudizio e delle posizioni nettamente contrapposte tra noi. Non averlo fatto è grave, tanto più che ancora oggi io non riesco a trovare quel commento sul sito di Comancio. D’altra parte quel che ho scritto riguardo all’ attacco mosso dal Giornale, ricevendone pubblico ringraziamento anche dal diretto interessato, è pubblicato, è lì da vedere. Noto , non senza ironia come quello stesso articolo il cui titolo è di per se significativo : solidarietà al collega Vito Mocella, mi ha attirato gli attacchi dei sostenitori del collega Fantini che, insieme a lui, lo hanno interpretato come un evidente segnale di parzialità, ironizzando loro stessi sulla mia scelta di neutralità. Una scelta che per me era invece obbligata da un atteggiamento nobile, per quanto non riconosciuto e attaccato dall’una e dall’altra parte, del quale, Comancio o meno, sono orgoglioso perché è stata dettata dalla volontà di far emergere le idee, i concetti, programmi, financo l’attendibilità delle candidature, come richiesto dall’amico Umberto, e non la faziosità o l’agire occulto. Ho cercato di favorire discussioni aperte e ho favorito i confronti pubblici come deve essere fatto in un società civile, tanto più da scienziati. Ripeto, sono stato attaccato dagli uni e dagli altri e ora scopro anche all’interno di Comancio. Mi vien davvero da sorridere per la pochezza di questi atteggiamenti. Sul fronte dei contenuti e delle prospettive, come ho già anticipato, voglio proporre ancora un pezzo, forse l’ultimo, non già per le aggressioni e le offese ricevute ma perché se siamo quel che mostriamo di essere, non ne vale davvero la pena. Saluti fraterni a tutti, mi vogliate bene o male. Sopravvivrò. Un saluto ecumenico, non da guerriero, ma è pur vero che Comancio lo sono diventato per caso (il gusto di un acronimo colorito) mentre forse significa qualcosa che il mio cognome fa Breviario.

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    1. uamato

      Caro Diego, ti rispondo (personalmente e pubblicamente, me ne scuso con i non interessati) con toni più sereni dopo aver cominciato a metabolizzare il risultato dopo qualche giorno. La sconfitta per me è dura e cocente, inimmaginabile in partenza. Ho l’immodestia di pensare di aver provato a combattere nel corso degli ultimi 15 anni un malgoverno dell’Ente che si è succeduto sotto diverse sfaccettature. Negli ultimi 4 anni sono stati ottenuti per la prima volta risultati tangibili per la vita della ricerca nel CNR (e quindi per tutte le componenti che ci lavorano). Vedere ora una normalizzazione ad un modello precedente è una sconfitta. Ci si dovrà pur interrogare sul perché gli endorsment ormai noti sono stati rivolti verso il prossimo consigliere. Quelli fanno parte del sistema che ha malgovernato l’Ente e che io ho contribuito a combattere. Basta guardare il comunicato trionfale unitario della triplice. Questo è un dato di fatto e negarlo impedisce una discussione seria.
      Ma c’è una questione che rende la sconfitta inaccettabile: la normalizzazione non è avvenuta per decreto ministeriale, bensì a seguito di un’elezione democratica. Cioè lo stesso personale alla causa del quale ho dedicato una parte non trascurabile delle mie energie negli ultimi 15 anni, con la presunzione di condividere l’idea del CNR che vogliamo.
      I risultati di un’elezione democratica vanno semplicemente accettati. Punto. Ormai la statistica di risultati imprevisti si sta allargando. Non si tratta di essere per la destra o per la sinistra, o magari moderati, com’era semplicemente una volta. Oggi vince Trump; vince Brexit, sono risultati al di fuori di ogni logica razionale, eccetto l’unica che conta realmente: il numero di voti. Per me l’elezione è andata nella stessa direzione, democraticamente.
      Adesso capisco l’Aventino, dopo 8 anni, che poi banalmente vuol dire lasciare ai più giovani il compito di portare avanti le battaglie.

      Veniamo a noi. Una sconfitta impone un ripensamento delle idee e delle strategie. E’ evidente l’accusa che mi viene mossa di aver contribuito alla sconfitta con i toni utilizzati in alcuni messaggi (peraltro mai da parte tua)
      ed io non mi sottraggo alle accuse. Ho sempre detto le cose come stavano: sì-sì, no-no, senza fronzoli e senza giri di parole. Nessuno ha mai smentito nessun fatto che ho raccontato (né era possibile). Certo li ho conditi come mio solito con paragoni, con appellativi, in genere ironici, che hanno inasprito i toni. Se questi abbiano dato fastidio agli elettori “moderati” o se siano stati usati strumentalmente per non rispondere ai fatti, io non riesco a valutarlo.
      Allo stesso modo mi sono interrogato se il dichiarato atteggiamento di neutralità di Comancio avesse influito sull’esito. Io capisco gli intenti nobili, ma prima di essere curatore di un blog che riguarda il CNR sei un ricercatore CNR che ha sempre lottato per il bene dell’Ente in prima persona, spendendoti in battaglie anche solitarie con coraggio, autorevolezza ed umiltà. Pertanto mi chiedo qual è il fine ultimo di Diego Breviario: il successo indiscusso di Comancio oppure il bene dell’Ente? dal mio punto di vista gli obiettivi non hanno coinciso. Comancio era nato per lanciare gli Stati Generali dell’Ente, iniziativa lodevole, anzi rivoluzionaria. Ho sempre pensato che il suo ruolo nelle elezioni volesse essere strumentale di lanciare l’iniziativa concretamente in un secondo momento. Ora la vedo dura, quanto meno nei termini in cui l’hai sempre pensata.
      Pertanto allo stesso modo in cui mi interrogo se la mia strategia di toni forti abbia svantaggiato Vito, ti chiedevo una riflessione sulla strategia di neutralità che ha adottato Comancio.
      Dopo un’elezione persa credo sia doveroso farsi simili domande e trarne le conseguenze.
      Che ci fossero due anime in Comancio era evidente. Che la tua fosse quella nobile autentica sprizzava da tutte le lettere dei tuoi post da raccogliere in un libro. Ma l’altra anima, Diego, non era così, e lo stralcio che ti ho riportato è solo il culmine di una serie di affermazioni. Non rinnego l’espressione dura che ho usato per caratterizzarla.
      Certo se l’esito fosse stato diverso ora staremmo parlando di Stati Generali.
      Tanto ti dovevo per l’ammirazione ed amicizia nei tuoi confronti (mi scuso per i lettori poco interessati al dialogo pubblico/privato).

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  10. vitomocella

    Cari tutti, io cercherei di evitare le discussioni personali, confermo di aver molto apprezzato l’intervento di Diego dal titolo inequivocabile e di aver molto meno apprezzato i distinguo le domande malposte come l’equidistanza con Di Bitetto e i richiami al garantismo che erano del tutto fuori luogo. La tempistica stessa dell’attacco in quel caso dava il senso degli interessi in gioco. Interessi che arrivano ai piani alti del Ministero che esercita pressioni sul nostro Ente affinché vengano accordate certe attribuzioni dubbie di fondi, concessi al di fuori di ogni regola accettabile dalla nostra comunità. La mia lettura, non molto dissimile da quella di Diego ha una chiave leggermente diversa non in termini di tipologia di personale sulla base del proprio inquadramento (R&T vs T&A, precari vs personale di ruolo ecc.. ) quanto di personale fortemente sindacalizzato rispetto agli altri. In queste elezioni si è speso oltre ogni misura il sindacato e Nicola, volente o nolente, è innanzitutto una loro espressione come dimostra anche il comunicato degli stessi confederali. Naturalmente ha ricevuto i voti del personale che hanno portato alla sua elezione ma questi voti sono in modo significativo il frutto di uno sforzo congiunto, solo parzialmente pubblico, svolto dai sindacato confederali. Io sono assolutamente certo della buona volontà di Nicola ma non è possibile prescindere da questo dato di fatto che non è un’opinione altrimenti non è possibile intavolare una discussione seria. Io non ho una rete distribuita sul territorio di RSU che hanno tutt’altre attribuzioni rispetto all’entrare in una campagna elettorale per il CdA. Basiamoci sul suo dato numerico con uno scarto di 1.5% abbiamo avuto grossomodo gli stessi voti. Eppure se giravate le varie aree della ricerca trovavate dappertutto manifesti elettorali di Nicola e nessuno mio. Come mai questo, visto che grossomodo abbiamo preso gli stessi voti ? In sé non è illegittimo (quantomeno se non strappano i manifestini altrui) ma sottolinea in modo palese l’esistenza di una rete che in realtà esiste ed ha garantiti spazi dell’Ente per fare ben altro. Se le bacheche sindacali sono messe a disposizioni delle RSU, se degli spazi per uffici sono loro garantiti fisicamente all’interno delle aree non è certo per utilizzarle fare la campagna elettorale. Questa è la differenza fondamentale che poi distingue a mio avviso i due elettorati. La differenza si riflette anche nell’interpretazione del ruolo in CdA, Nicola lo vede chiaramente in chiave sindacale come una sorta di super RSU. La mia esperienza mi insegna che, anche volendolo , non è questo il compito in CdA e ove fosse interpretato in questa chiave porterebbe ad una grave confusione di ruoli nel Consiglio oltre che ad una mancanza di autorevolezza in quanto sarebbe visto come un loro emissario. Mi auguro che interpretando dall’interno il ruolo, lo stesso Nicola se ne renda conto, comprenda la differenza e sappia differenziarsi da loro ma al momento non ne vedo le premesse.

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