2 pensieri su “Trova il Metodo, avrai un tesoro La logica scientifica serve ogni giorno “Ecco i primi passi per pensare meglio”

  1. diegononsosemispiego

    Caro Roberto,
    premesso che è del tutto meritorio quello che insieme ad altri Colleghi dell’UNISTEM Tour state facendo per promuovere nelle scuole l’immagine della scienza e il valore del metodo scientifico, attività che condividete con altri vostri colleghi meno noti, organizzati e sostenuti, rimangono a mio avviso almeno un paio di notevoli resistenze sociali, il cui superamento non segue in modo automatico la rivelazione della verità e del valore della scienza. Tralascio invece l’aspetto prettamente epistemologico che vede oggi prevalere un approccio numerico statistico (BIG DATA) a quello classico Galileiano. Ma torniamo alla società, visto che l’articolo si riferisce all’educazione nella quotidianità.

    Molti di noi sono cresciuti, ed esercitano la loro professione, con la convinzione che siano principalmente la cultura e la conoscenza a far progredire un Paese. La tecnica è un utile derivato delle due. Non siamo poi tanto originali, basti pensare all’Accademia di Platone. E’ così che scegliamo le scuole migliori per i nostri figli e cerchiamo di trasmettere loro se non esattamente il rigoroso metodo scientifico, non sempre si possono allestire esperimenti per provare una tesi (es. insegnare il calcolo delle probabilità di sopravvivenza nell’attraversare una strada trafficata), qualcosa che gli assomiglia molto come l’approccio intrinsecamente filosofico, di amanti della sofia, che in greco significherebbe più saggezza che sapienza e non è un distinguo da poco. Lo facciamo, come viene riportato nell’articolo, con l’intendimento, meglio forse la speranza, di contribuire a formare la nuova classe dirigente del Paese ma quasi paradossalmente, e qui dobbiamo sforzarci di capire, l’indubitabile, rilevante e recente progresso nella conoscenza e nella tecnologia sembra accompagnarsi alla selezione di una classe dirigente impreparata, orgogliosamente ignorante, garantista di qualsivoglia avventura antiscientifica. Accade così che, a dispetto di figli coltivati al pensiero critico nelle migliori scuole del Bel Paese, i posti chiave nella sua direzione siano appannaggio di sfrontati ciarlatani, di divi dei reality show piuttosto che di sedicenti webmaster convinti che noi si sia costituti per il 99% di acqua, come i materassi idro. La stessa senatrice Cattaneo che ti onora della sua stima e attenzione, ha più volte riferito che in Parlamento è praticamente l’unica persona ad avere coscienza del valore della scienza. Il tema è vasto e si riflette sul rapporto tra tecnologia e uomo, entrambi in divenire. Forse, e in questo senso credo che vada letta la carta Europea del ricercatore, non basta insegnare cos’è il metodo scientifico ma serve valorizzare l’importanza sociale dello scienziato, per aumentare il numero delle vocazioni e con esse il ruolo strategico che dovrà avere in una società tenuta ad accrescere le conoscenze per governare e non essere governata dalla tecnologia.

    Ora affrontiamo brevemente anche l’altro punto sollevato nell’articolo, che potremmo sintetizzare nella contrapposizione tra metodo scientifico ed emozioni. Anche questo concetto è molto condivisibile, certo se applicato alla concretezza della quotidianità, evocata nell’articolo, non certo all’arte . Le emozioni servono, fanno parte della nostra natura di uomini e vedi mai che con il progredire della biologia quantistica possano persino essere ricondotte a qualche vibrazione, a qualche fenomeno di coerenza quantica. Da scienziati, non lo possiamo escludere. Ciò premesso, anche qui intravedo qualche difficoltà che legheremo a due diverse interpretazioni della variabile tempo. La prima, la più prosaica ma anche la più evidente, è che la memoria dell’uomo sociale inchioda i tempi sul breve e un insegnamento occasionale può non bastare a fronte di sollecitazioni negative contrarie. Prendiamo ad esempio la razza (umana), un concetto che secondo la scienza di oggi è privo di significato. Insegnarne le basi scientifiche non è facile e per contro il nostro cittadino moderno è quotidianamente bombardato dalla propaganda razzista e gli viene più facile riconoscere diversità visive evidenti che meditare sul fatto che lui bianco può avere una maggiore similitudine genomica all’immigrato clandestino del Kenia che al suo rassicurante vicino di casa Padano. C’è poi il problema del continuo progredire della conoscenza che rende le certezze di oggi meno garantite domani. Se l’ambiente e le abitudini culturali sono esse stesse responsabili di cambiamenti epigenetici, potremmo trovarci nell’imbarazzante situazione di riconoscere effettive diversità per le diverse etnie, che la cultura dominante potrebbe tradurre a seconda della convenienza e dell’ignoranza, in valore o disvalore.

    Insomma, è utile, giusto, ammirevole, che voi, noi ci sia dia da fare per promuovere il metodo scientifico, ma non è così semplice farlo assimilare nè pretendere che sia apprezzato, condiviso ed usato. Viviamo pur sempre nell’era post-moderna che abolisce ogni distinzione tra i prodotti alti della cultura e quelli della cultura di massa.

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