La ricerca italiana ai tempi del COVID-19

Ce lo ricorderemo questo periodo del COVID-19 che da nome tecnico pressoché sconosciuto è diventato familiare nelle nostre vite.

Ce lo ricorderemo per diversi motivi:

Ce lo ricorderemo innanzi tutto come cittadini perché abbiamo scoperto come possa essere fragile il nostro paese e come abbia bisogno dell’apporto di tutti per venire fuori da questa situazione difficile. Questo è possibile rinunciando a ogni forma di egoismo.

Ce lo ricorderemo come ricercatori italiani perché anche gli enti di ricerca stanno aiutando ad affrontare la crisi e a non si tirano indietro quando occorre [1] [2] [3] [4]. Una organizzazione privata o una ricerca privata con fini di lucro, occorre ricordarlo, ha proprio questo difetto: non nasce con la finalità di proteggere la collettività [5].

Ce lo ricorderemo perché è solo dalla ricerca che nasce la soluzione per una epidemia e non da altri settori [6]. Ce lo ricorderemo perché sono proprio figure come gli epidemiologi o i matematici a indicarci quali strade seguire e che, si, ci stanno obbligano a stare a casa per il nostro bene [7] [8].

Ce lo ricorderemo per aver registrato sulla nostra pelle l’ineluttabilità di previsioni corrette basate sui dati. Ci ricorderemo come ogni omissione si possa tradurre in morti e come una curva esponenziale sia collegata a eventi concreti e al viso di persone che magari conoscevamo [9].

Ce ne ricorderemo per l’obbligo di fare il mestiere di ricercatori forzatamente da casa. Per chi ha necessità di usare laboratori e macchinari sarà un danno e rallenterà le attività. Allo stesso tempo molti ricercatori continueranno a lavorare da casa, e chi potrà, lavorerà bene. Questo impone un ripensamento su come impostare un lavoro di tipo concettuale e su come a dare uno status lavorativo adeguato a chi si occupa di ricerca che non può essere trattato come un dipendente amministrativo. Ad oggi questo punto è disatteso dalle politiche governative per lo più focalizzate su obblighi amministrativi o sull’erogazione fondi [10] e non a come si fa operativamente ricerca.

Ce lo ricorderemo per le orde di persone che si avventano sui treni e rifiutano prescrizioni sulla quarantena. Al netto di necessità concrete, sono questi comportamenti a rappresentare la incapacità di comprendere un provvedimento di natura scientifica [11]. Il panico nella risposta probabilmente non è imputabile solo a una sfiducia verso lo Stato ma alla incapacità di capire a fondo la rilevanza di una misura di questo tipo. Le politiche per l’istruzione che non sono in grado di trasmettere queste priorità rischiano di tradursi proprio in questo tipo di fallimento.

Ce lo ricorderemo come comunicatori, quando dovremo ripensare la maniera in cui si comunica un dato di tipo scientifico, senza improvvisare messaggi tendenziosi o, peggio, comunicando conclusioni prive di fondamento [12]. E’ una sfida che riguarda i giornalisti e che riguarda gli stessi ricercatori, forse troppo abituati a pubblicare il loro lavoro su riviste specializzate di difficile accesso per i comuni mortali.

Ce ne ricorderemo perché il coronavirus potrebbe non essere l’unica piaga del prossimo decennio. La prossima piaga potrebbe chiamarsi riscaldamento globale, crisi idrica e via dicendo [13]. In ognuno di questi casi una ricerca sana è il primo anticorpo nazionale contro qualunque male [14]. Bisogna quindi imparare a dare peso a previsioni scientifiche comprovate nelle agende politiche senza metterle in secondo piano rispetto a valutazioni di carattere elettorale o personale [15].
La vera “immunità di gregge” nasce proprio quando questi requisiti sono condivisi.

Ce ne ricorderemo infine perché quando finirà tutto i ricercatori, occorre ricordare anche questo, torneranno ad essere brutti anatroccoli, precari o sottoinquadrati, a cui chiedere di adeguarsi. Se il comportamento sarà lo stesso tenuto per la crisi del 2000 il primo settore a subire misure draconiane sarà proprio quello della ricerca [16].

A venti anni di distanza rischiamo di non aver imparato nulla.

Carlo Brondi
Laureato in ingegneria dei materiali, dopo un master in ricerca industriale inizia lavorare per il CNR nel 2004. Si occupa di sostenibilità ed economia circolare ed è co-amministratore del sito CoMancio.

Riferimenti

[1] https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/03/coronavirus-la-corsa-contro-il-tempo-del-cnr-per-bloccare-la-proteina-che-aiuta-sars-cov-2-a-entrare-nelle-cellule-e-infettarle/5724099/?fbclid=IwAR2gyoYJ_QFKXZm7lmvEWpW_JHK-HTjYkRzOBtGgSQgMgEQX8kEQqG58cJg

[2] https://www.infermieristicamente.it/articolo/11414/coronavirus-il-cnr-pavia:-studio-dimostra-che-95-per-cento-dei-casi-guarisce-senza-complicanze?fbclid=IwAR3ZOMoUxnGvMhikZBL0D5AhmD9LEehSOfAhuVszYdxOkta455icrHu-4Do#.XlElNm8d0Lo.facebook

[3] https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-9281/analisi-numerica-dei-dati-relativi-alla-diffusione-del-covid-19-in-italia-e-nel-mondo

[4] https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-9274/sull-almanacco-l-infodemia-da-covid-19

[5] https://www.cnr.it/it/chi-siamo

[6] https://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/en/h2020-section/secure-societies-%E2%80%93-protecting-freedom-and-security-europe-and-its-citizens

[7] https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-rapporti-tecnici-iss

[8] https://www.scienzainrete.it/articolo/covid-19-distanziamento-sociale-e-diritti/giovanni-dosi-maria-enrica-virgillito/2020-03-13?fbclid=IwAR0OeHtWw6d34HJJWMe-4wYCWCYei-UUN6dzH738qPwD9GKs9A_IVaagtkU

[9] https://ourworldindata.org/coronavirus

[10] https://www.scienzainrete.it/articolo/agenzia-nazionale-ricerca-cosa-c%C3%A8-cosa-manca/luca-carra/2019-11-03

[11] https://www.businessinsider.sg/coronavirus-italy-lockdown-plan-leaked-thousands-tried-to-flee-2020-3

[12] https://en.unesco.org/sites/default/files/journalism_fake_news_disinformation_print_friendly_0.pdf

[13] http://www3.weforum.org/docs/WEF_Global_Risks_Report_2019.pdf

[14] https://equityhealthj.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12939-018-0842-9

[15] https://www.oecd.org/els/soc/Risks-That-Matter-2018-Main-Findings.pdf

[16] https://data.oecd.org/rd/government-researchers.htm#indicator-chart

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